La Cia–Agricoltori Italiani è una delle maggiori organizzazioni di categoria d’Europa che lavora per il miglioramento e la valorizzazione del settore primario e per la tutela delle condizioni dei suoi addetti, contando su circa 900 mila iscritti in Italia.
1955Nasce l’Alleanza Nazionale dei Contadini
1977Nasce la Cic – Confederazione Italiana Coltivatori
1992Diventa Cia – Confederazione Italiana Agricoltori
Tra gli interessi della Confederazione:
la tutela e lo sviluppo della figura dell’imprenditore agricolo e della sua impresa
la salvaguardia del reddito degli agricoltori
i diritti del lavoro agricolo esercitato come impresa
l’affermazione del settore primario nel sistema economico italiano
la competitività delle imprese sui mercati
l’affermazione nella società della cultura della terra intesa come bene di tutti, limitato e non riproducibile
La Cia–Agricoltori Italiani punta su un’agricoltura sostenibile con attenzione a qualità, sicurezza, educazione alimentare, tutela e valorizzazione dell’ambiente, agriturismo, foreste, agricoltura biologica, energie alternative; tra i suoi ambiti, anche editoria e informazione legislativa agraria.
La Cia–Agricoltori Italiani ha sede nazionale a Roma ed è presente in circa cinquemila Comuni italiani, con sedi regionali, provinciali e zonali, oltre ad avere una rappresentanza a Bruxelles. È tra i membri del COPA (Comitato delle Organizzazioni Professionali Agricole dell’Unione Europea) e dell’OMA (Organizzazione Mondiale Agricoltori).
L’organizzazione ha al suo interno anche un ente di formazione ed è promotrice di diversi premi e riconoscimenti per incentivare le migliori pratiche agricole, la preservazione del territorio e della ricerca scientifica. Tra i riconoscimenti istituiti: Bandiera Verde Agricoltura e il premio di Laurea “Giuseppe Politi”.
La CIA oggi
Cia–Agricoltori Italiani è una delle maggiori organizzazioni di categoria in Italia e in Europa. Lavora per la salvaguardia e la valorizzazione del settore primario e per la tutela di imprese e agricoltori.
Nata nel 1977 come Cic – Confederazione Italiana Coltivatori, derivata dall’Alleanza Nazionale dei Contadini del 1955, nel 1992 è diventata Cia – Confederazione Italiana Agricoltori.
Tra le priorità dell’organizzazione: la tutela del reddito degli agricoltori, l’affermazione del settore primario nel sistema economico italiano e globale, la competitività delle imprese sui mercati, la rivitalizzazione delle aree rurali, i diritti del lavoro agricolo esercitato come impresa. Cia lavora ogni giorno per un’agricoltura sempre più sostenibile, attenta a qualità, sicurezza, biodiversità, educazione alimentare, difesa dell’ambiente e del suolo.
L’impegno della Confederazione è garantire i diritti e salvaguardare i 650 mila iscritti e le 170 mila imprese agricole associate sul territorio nazionale.
Inoltre, Cia rappresenta circa 330 mila pensionati (Anp), supporta più di 50 mila imprenditrici (Donne in Campo) e sostiene oltre 14 mila giovani (Agia).
Tra i settori multifunzionali spiccano circa 4.500 agriturismi (Turismo Verde), 13.600 aziende biologiche (Anabio) e 6.200 imprese a filiera corta (la Spesa in Campagna). Più di recente, sono nate, nel 2019 l’Associazione Florovivaisti Italiani e, nel 2020, PescAgri.
330 milaPensionati (Anp)
50 milaImprenditrici (Donne in Campo)
14 milaGiovani (Agia)
4.500Agriturismi (Turismo Verde)
13.600Aziende biologiche (Anabio)
6.200Filiera corta (la Spesa in Campagna)
Cia si avvale anche dell’Associazione Agricoltura è Vita che si occupa di formazione, ricerca e divulgazione, e può vantare un’organizzazione no profit di riferimento (ASeS – Agricoltori Solidarietà e Sviluppo). Infine, sono promosse dalla Confederazione anche Esco Agroenergetica e Aiel, Associazione italiana energie agroforestali.
Ogni anno Cia assiste 1 milione di persone, agricoltori e cittadini, attraverso il patronato Inac e i centri di assistenza Caf e Caa.
+ di 4.000Aziende associate
+ di 70Anni di attività
19Uffici territoriali
+ di 50Professionisti
Organigramma
NCNome CognomeRuolo
I nostri servizi
CAF, Patronato INAC, CAA e Soluzioni per le imprese: l'assistenza CIA a imprese e cittadini, presente nelle nostre sedi. Scopri i servizi e prenota il tuo appuntamento.
CAF — Centro di Assistenza Fiscale
Assistenza fiscale a famiglie, pensionati e imprese.
Stanziati oltre 136 milioni di euro per sostenere gli agricoltori contro l'aumento dei costi dei fertilizzanti. Contributi per cereali, mais, noccioleti, oliveti e altre colture
Arriva un nuovo intervento di sostegno economico per le imprese agricole italiane alle prese con l'aumento dei costi di produzione. Il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha attivato un contributo straordinario destinato a compensare parzialmente il rincaro dei fertilizzanti, una delle voci di spesa che continuano a incidere sulla redditività delle aziende.
La misura, disciplinata dal decreto ministeriale del 15 settembre 2026 e dalle successive disposizioni operative AGEA, mette a disposizione complessivamente 136,8 milioni di euro, attraverso risorse europee e nazionali.
Il sostegno riguarda numerose produzioni agricole, comprese alcune particolarmente rappresentative dell'economia rurale delle province di Viterbo e Rieti.
La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 20 novembre 2026.
L'intervento nasce per fronteggiare le conseguenze economiche della crisi internazionale in Medio Oriente, che ha determinato ulteriori tensioni sui mercati delle materie prime e dei fertilizzanti. Per molte aziende agricole, l'incremento dei prezzi dei concimi si aggiunge a una situazione già complessa, caratterizzata da costi energetici elevati, difficoltà di mercato e margini economici sempre più ridotti.
Il contributo viene riconosciuto sulla base delle superfici agricole ammissibili e delle colture praticate, secondo importi unitari stabiliti per ettaro.
Non si tratta, pertanto, di un rimborso delle fatture di acquisto dei fertilizzanti, ma di un aiuto economico forfettario commisurato agli ettari coltivati.
Chi può beneficiare del bonus concimi 2026
Possono accedere al contributo le aziende agricole che hanno presentato entro il 25 luglio 2026 la domanda di aiuto per gli interventi a superficie relativi alla campagna PAC 2026.
Per il riconoscimento del sostegno è necessario che:
- Le superfici agricole siano correttamente registrate nel fascicolo aziendale.
- Le colture dichiarate rientrino tra quelle ammesse al finanziamento.
- Le superfici risultino condotte con titolo valido alla data di riferimento del 15 maggio 2026.
- La posizione aziendale risulti regolare rispetto alle verifiche amministrative e ai controlli AGEA.
Il contributo è calcolato sulla base delle superfici ammissibili effettivamente riconosciute dall'organismo pagatore.
Quanto spetta alle aziende agricole: gli importi per ettaro
Gli importi inizialmente previsti dal decreto ministeriale sono stati successivamente rideterminati da AGEA, attraverso una riduzione proporzionale necessaria a rispettare le risorse finanziarie disponibili.
Di seguito i valori unitari ricalcolati per le diverse colture.
Gli importi indicati costituiscono i valori unitari ricalcolati sulla base delle disposizioni AGEA e restano subordinati all'effettiva ammissibilità delle superfici e all'esito dei controlli.
Noccioleti, oliveti e cereali: le opportunità per le aziende di Viterbo e Rieti
La misura assume particolare interesse per il territorio di competenza di CIA Lazio Nord, dove alcune delle colture ammesse rappresentano componenti fondamentali dell'economia agricola locale.
Per la corilicoltura, particolarmente diffusa nella provincia di Viterbo e nell'area dei Monti Cimini, il contributo previsto è di 26,52 euro per ettaro.
Un'azienda con 20 ettari di nocciole ammissibili potrebbe quindi beneficiare, a titolo esemplificativo, di un sostegno pari a 530,40 euro.
Per gli oliveti, presenti diffusamente sia nella Tuscia sia nel Reatino, il contributo ammonta a 22,40 euro per ettaro. Un'impresa con 15 ettari ammissibili potrebbe ricevere 336 euro.
Per i cereali, colture importanti nelle aree agricole delle due province, l'importo è di 30,90 euro per ettaro, con un contributo teorico di 927 euro per un'azienda che dispone di 30 ettari ammissibili.
Pur costituendo un sostegno utile, gli importi evidenziano anche come la compensazione prevista possa coprire soltanto una parte dei maggiori costi effettivamente sostenuti dalle imprese.
Come presentare la domanda AGEA
Le istruzioni operative AGEA n. 89 del 19 ottobre 2026 disciplinano le modalità di accesso al contributo.
La procedura prevede la predisposizione di una domanda precompilata attraverso il Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN), utilizzando le informazioni già disponibili nella domanda PAC e nel fascicolo aziendale.
La domanda deve essere verificata e presentata attraverso il CAA mandatario entro il 20 novembre 2026.
È importante precisare che la predisposizione automatica della domanda non equivale all'erogazione automatica del contributo.
Le aziende devono pertanto verificare la propria posizione e assicurarsi che siano effettuati tutti gli adempimenti richiesti.
In particolare, è opportuno controllare:
- La correttezza delle superfici e delle colture dichiarate.
- La corrispondenza tra fascicolo aziendale e piano colturale 2026.
- La presenza dei requisiti previsti dal decreto.
- La correttezza e la validità dell'IBAN associato alla posizione aziendale.
- L'effettiva trasmissione della domanda nei termini stabiliti.
Quando saranno pagati i contributi
Le risorse complessive stanziate ammontano a 136.797.600 euro, suddivise tra:
- 45.599.200 euro di finanziamento europeo.
- 91.198.400 euro di finanziamento nazionale.
Il quadro normativo prevede due differenti termini di pagamento:
- 28 febbraio 2027: termine previsto per l'erogazione della quota europea.
- 31 maggio 2027: termine previsto per l'erogazione della quota nazionale.
L'effettiva liquidazione rimane subordinata all'esito delle verifiche e alla regolarità delle domande.
AGEA effettuerà controlli sulle superfici attraverso il sistema di monitoraggio agricolo AMS e le procedure amministrative previste.
E per le colture non comprese nel contributo nazionale?
Non tutte le produzioni agricole rientrano nell'intervento nazionale.
Per alcune colture, tra cui vite e diverse produzioni ortofrutticole, il decreto contempla la possibilità di attivare ulteriori forme di sostegno attraverso strumenti regionali di sviluppo rurale.
Tali interventi, tuttavia, richiedono specifiche decisioni e risorse regionali e non costituiscono automaticamente un contributo già disponibile per le imprese.
CIA Lazio Nord continuerà a seguire l'evoluzione delle disposizioni e delle eventuali opportunità che potranno interessare anche queste produzioni.
CIA Lazio Nord: necessario sostenere concretamente la redditività agricola
L'introduzione del bonus concimi rappresenta un intervento positivo, ma deve essere inserita in una riflessione più ampia sulla sostenibilità economica delle produzioni agricole.
L'aumento dei costi dei fertilizzanti, dell'energia, dei carburanti e degli altri fattori produttivi continua infatti a comprimere i margini delle imprese, mentre i prezzi riconosciuti agli agricoltori non sempre consentono di recuperare gli incrementi delle spese.
Per CIA Lazio Nord, il sostegno al settore agricolo deve necessariamente accompagnarsi a politiche strutturali capaci di garantire una più equa distribuzione del valore lungo la filiera agroalimentare e una remunerazione adeguata del lavoro agricolo.
Gli interventi emergenziali possono offrire un sollievo temporaneo, ma non possono sostituire una strategia di lungo periodo finalizzata a rafforzare la competitività delle aziende e a tutelare la continuità delle produzioni.
Rivolgersi agli uffici CAA CIA Lazio Nord
CIA Lazio Nord – Viterbo e Rieti invita tutte le aziende agricole potenzialmente interessate a rivolgersi tempestivamente ai propri uffici CAA CIA per verificare i requisiti di accesso al bonus concimi 2026.
Gli operatori potranno fornire assistenza nella verifica del fascicolo aziendale, nell'individuazione delle superfici ammissibili e negli adempimenti necessari alla presentazione delle domande, secondo le procedure operative disponibili.
Considerata la scadenza ravvicinata, è consigliabile non attendere gli ultimi giorni.
Stanziati 60 milioni di euro per sostenere le imprese agricole contro l'aumento dei costi dei carburanti.
Nuove risorse per fronteggiare il caro carburanti in agricoltura.
È operativa la nuova misura nazionale di sostegno alle imprese agricole per compensare una parte dei maggiori costi sostenuti nell'acquisto di carburante destinato alle attività produttive. L'agevolazione riguarda gli acquisti di gasolio e benzina effettuati dal 1° giugno al 15 ottobre 2026, con un contributo fino a 45 centesimi al litro.
L'intervento è previsto dall'articolo 6 del Decreto-Legge 23 ottobre 2026, n. 193, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre 2026 ed entrato in vigore il giorno successivo.
Il provvedimento mette a disposizione del settore agricolo 60 milioni di euro per il 2026, nell'ambito di un pacchetto complessivo di 70 milioni destinato all'agricoltura, alla pesca e all'acquacoltura.
La misura è gestita dall'Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (AGEA), secondo le disposizioni contenute nella Delibera del Direttore AGEA n. 57/2026 e nelle Istruzioni operative n. 91/2026.
L'apertura delle domande è avvenuta il 28 ottobre 2026, mentre il termine ultimo è fissato al 20 novembre.
Quanto spetta alle imprese agricole?
L'agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto pari al 20% della spesa ammissibile per l'acquisto di carburante, calcolata al netto dell'IVA.
Il sostegno è soggetto a un limite massimo di 0,45 euro per ogni litro di carburante acquistato.
Il contributo viene quindi determinato considerando due parametri:
- Il 20% della spesa ammissibile, IVA esclusa.
- Il limite massimo di 45 centesimi per litro.
L'importo spettante non può superare il minore dei due valori, fermo restando il rispetto degli ulteriori limiti previsti dalla normativa.
Per esempio, con un acquisto di 5.000 litri di gasolio al prezzo imponibile di 1,50 euro al litro, la spesa ammissibile è di 7.500 euro e il contributo teorico è pari a 1.500 euro, corrispondente a 30 centesimi per litro.
Chi può richiedere il contributo?
La misura è destinata alle imprese agricole che possiedono i requisiti previsti dall'articolo 8-ter del Decreto-Legge n. 38/2026 e dalla disciplina AGEA.
L'accesso è previsto per le imprese agricole, indipendentemente dalla forma giuridica e dal regime contabile adottato, purché siano qualificate come agricoltori in attività ai sensi della normativa applicabile.
In aggiunta, è necessario possedere almeno una delle condizioni previste:
- Iscrizione attiva nella sezione speciale del Registro delle imprese come impresa agricola, piccolo imprenditore agricolo o coltivatore diretto.
- Iscrizione alla previdenza agricola INPS come coltivatore diretto, imprenditore agricolo professionale (IAP), colono o mezzadro.
- Partita IVA agricola attiva, con codice ATECO 01 e dichiarazione IVA 2026, secondo le condizioni previste dalle disposizioni operative.
Sono previste specifiche condizioni anche per le imprese localizzate prevalentemente in zone montane o svantaggiate e per le attività avviate nel 2026 o negli ultimi due mesi del 2025.
Per queste situazioni, la disciplina contempla particolari modalità di verifica dei requisiti.
Sono inoltre previste disposizioni documentali specifiche per le aziende con volume d'affari non superiore a 7.000 euro.
La verifica della posizione aziendale è particolarmente importante per le imprese di recente costituzione, per quelle operanti in territori montani e per i soggetti che adottano regimi fiscali particolari.
CIA Lazio Nord invita le aziende interessate a rivolgersi al proprio CAA CIA per verificare preventivamente la sussistenza dei requisiti.
Quali carburanti e utilizzi sono ammessi?
L'agevolazione riguarda gli acquisti di gasolio e benzina destinati esclusivamente allo svolgimento delle attività agricole.
Rientrano tra gli utilizzi ammissibili, nel rispetto delle disposizioni AGEA:
- Trattori e macchine agricole impiegati nelle lavorazioni dei terreni.
- Attrezzature e mezzi utilizzati nelle operazioni colturali.
- Macchine per semina, trattamenti, raccolta e altre attività agricole.
- Motopompe destinate all'irrigazione.
- Gruppi elettrogeni utilizzati nell'attività agricola.
- Impianti per il riscaldamento delle serre orticole.
Sono invece esclusi gli acquisti destinati ad attività estranee alla produzione agricola, come l'utilizzo di autovetture private, i trasporti commerciali non agricoli e l'impiego di mezzi o attrezzature non collegati al ciclo produttivo aziendale.
La documentazione deve consentire di identificare correttamente le quantità acquistate e il loro utilizzo nell'attività agricola.
Qual è il periodo di riferimento?
Il contributo riguarda esclusivamente gli acquisti ammissibili effettuati nel periodo compreso tra il 1° giugno e il 15 ottobre 2026.
Si tratta di un elemento particolarmente importante, poiché la nuova misura si distingue dal precedente credito d'imposta previsto per gli acquisti effettuati nei mesi da marzo a maggio 2026.
Le due agevolazioni riguardano periodi differenti e seguono modalità di erogazione diverse.
Un aspetto rilevante riguarda le fatture differite: possono essere considerate anche fatture emesse dopo il 15 ottobre, purché documentino forniture di carburante effettivamente consegnate entro tale data.
In questi casi è necessario indicare gli estremi dei documenti di trasporto o delle bolle di consegna, allegandoli quando richiesto dalle istruzioni AGEA.
Come presentare la domanda attraverso il SIAN
La domanda deve essere trasmessa esclusivamente per via telematica, attraverso il portale SIAN – Sistema Informativo Agricolo Nazionale.
La presentazione può avvenire direttamente da parte dell'impresa, attraverso gli strumenti di autenticazione ammessi, oppure mediante il Centro di Assistenza Agricola al quale è stato conferito apposito mandato.
La procedura prevede un modello di domanda precompilato con le informazioni presenti nel fascicolo aziendale.
Il richiedente deve integrare tali informazioni con i dati relativi agli acquisti di carburante per i quali intende ottenere il contributo.
Particolare attenzione deve essere prestata alla corretta compilazione del quadro relativo alle fatture, nel quale vengono riportati gli estremi dei documenti fiscali e gli importi ammissibili.
Quali documenti servono?
Per predisporre correttamente la domanda, sono necessari:
- Fatture relative agli acquisti di gasolio e benzina effettuati nel periodo agevolato.
- Documenti di trasporto o bolle di consegna, quando necessari.
- Informazioni sulle quantità di carburante acquistate.
- Documentazione utile a distinguere le spese ammissibili da eventuali altre voci presenti nelle fatture.
- Dati aggiornati del fascicolo aziendale.
- Coordinate bancarie o postali correttamente registrate nel fascicolo.
- Informazioni relative ad altri aiuti pubblici eventualmente ricevuti per gli stessi costi o nell'ambito del medesimo regime di aiuto.
Quando una fattura comprende anche prodotti o servizi diversi dal carburante ammissibile, deve essere considerata soltanto la parte di spesa effettivamente agevolabile.
Le dichiarazioni rese nella domanda sono soggette alle responsabilità previste dalla normativa in materia di autocertificazione.
Il limite di 50.000 euro e le regole sugli aiuti di Stato
Il contributo è concesso nell'ambito del regime europeo di aiuti di Stato identificato con il codice SA.123714 (2026/N), collegato al quadro temporaneo adottato dalla Commissione europea per fronteggiare gli effetti economici della crisi in Medio Oriente.
La disciplina prevede un limite complessivo di 50.000 euro per impresa, riferito agli aiuti concessi nell'ambito del medesimo quadro temporaneo.
Il massimale non riguarda necessariamente il solo contributo carburanti, ma deve essere valutato considerando anche gli altri sostegni riconducibili allo stesso regime.
Ai fini del rispetto del limite assumono rilevanza anche le regole relative all'impresa unica e alle eventuali imprese collegate.
Le aziende che hanno già beneficiato di altre agevolazioni dovranno pertanto verificare la propria situazione per evitare il superamento dei massimali consentiti.
Cosa succede se le domande superano i 60 milioni disponibili?
La misura dispone di una dotazione nazionale complessiva di 60 milioni di euro.
Qualora il valore totale delle richieste ammissibili risulti superiore alle risorse disponibili, AGEA potrà procedere a una riduzione proporzionale degli importi riconoscibili.
Questo significa che il contributo teoricamente spettante a ciascuna impresa potrebbe essere ridotto attraverso un meccanismo uniforme di riparto.
L'importo definitivo sarà quindi determinato soltanto dopo la verifica delle domande e la quantificazione delle risorse necessarie.
La presentazione di una domanda ammissibile non garantisce pertanto il riconoscimento integrale del contributo teorico.
Come e quando verrà pagato il contributo?
A differenza del precedente credito d'imposta sui carburanti agricoli, il nuovo sostegno viene erogato direttamente da AGEA.
Il pagamento avviene mediante accredito sul conto corrente bancario o postale associato al fascicolo aziendale dell'impresa beneficiaria.
La normativa prevede un procedimento accelerato, con l'obiettivo di rendere disponibili le risorse in tempi contenuti.
Il decreto individua un termine di trenta giorni collegato all'adozione del provvedimento AGEA che disciplina le modalità di trasmissione della documentazione.
Restano tuttavia necessari i controlli di ammissibilità e la determinazione degli importi effettivamente spettanti, per cui non è possibile indicare una data certa di accredito per ogni azienda. AGEA potrà effettuare anche verifiche successive, comprese quelle di natura fiscale e contributiva.
L'eventuale riconoscimento di somme non dovute potrà comportare il recupero degli importi erogati, anche attraverso gli strumenti di compensazione previsti dalla normativa.
La scadenza del 20 novembre 2026: necessario attivarsi tempestivamente
La finestra temporale per presentare le richieste è relativamente breve: le domande sono aperte dal 28 ottobre e si chiuderanno il 20 novembre 2026.
CIA Lazio Nord invita pertanto le imprese agricole a non attendere gli ultimi giorni disponibili.
La raccolta delle fatture, la verifica dei dati aziendali e il controllo dei requisiti possono richiedere tempi tecnici, soprattutto nei casi in cui siano presenti documenti fiscali complessi, fatture differite o situazioni aziendali particolari.
È quindi opportuno contattare quanto prima il proprio ufficio CAA CIA di riferimento.
CIA Lazio Nord: intervento utile, ma serve una risposta strutturale alla crisi dei costi agricoli
Il contributo rappresenta una risposta concreta, seppure parziale, all'aumento dei costi di produzione che continua a gravare sulle imprese agricole.
L'incremento dei prezzi dei carburanti si inserisce infatti in un quadro più ampio di difficoltà economiche, caratterizzato dal rincaro dell'energia, dei fertilizzanti, dei mezzi tecnici e di numerosi servizi indispensabili per le attività agricole.
Per le aziende delle province di Viterbo e Rieti, dove l'agricoltura costituisce un elemento fondamentale del tessuto produttivo, questi aumenti incidono direttamente sulla capacità di programmare gli investimenti, mantenere la competitività e garantire la continuità delle attività.
CIA Lazio Nord ritiene indispensabile che agli interventi emergenziali si affianchino politiche strutturali per la tutela della redditività agricola.
La questione centrale rimane infatti lo squilibrio tra i costi sostenuti dagli agricoltori, i prezzi riconosciuti ai produttori e il valore finale dei prodotti lungo la filiera agroalimentare.
Non è sostenibile un sistema nel quale gli incrementi dei costi produttivi ricadono prevalentemente sulle aziende agricole, mentre la distribuzione del valore aggiunto continua a penalizzare il primo anello della filiera.
Occorrono quindi interventi che rafforzino la posizione contrattuale degli agricoltori, favoriscano una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e garantiscano una più equa ripartizione del valore tra produzione, trasformazione e distribuzione.
La tutela del reddito delle imprese agricole è una condizione essenziale per salvaguardare l'occupazione, le produzioni locali, il presidio ambientale e la vitalità economica delle aree rurali.
CIA Lazio Nord invita tutte le imprese potenzialmente interessate a contattare tempestivamente il proprio ufficio CAA CIA di riferimento.
MONTANARINI (CIA LAZIO NORD): «AGRICOLTORI SOTTOPAGATI E CITTADINI CHE SPENDONO SEMPRE DI PIÙ. IL PROBLEMA È CHI TRATTIENE LA RICCHEZZA NEL MEZZO: SERVE UNA VERA REDISTRIBUZIONE DEL VALORE LUNGO LA FILIERA AGROALIMENTARE.»
Roma, 22 ottobre 2026 – Anche CIA Lazio Nord – Viterbo e Rieti ha partecipato alla mobilitazione nazionale “I conti non tornano”, promossa da CIA – Agricoltori Italiani davanti a Palazzo Montecitorio, per denunciare le difficoltà economiche delle imprese agricole e chiedere interventi concreti a tutela del settore. Gli agricoltori sostengono costi di produzione sempre più elevati, vendono spesso i propri prodotti a prezzi che non garantiscono una remunerazione adeguata e, contemporaneamente, i cittadini continuano a vedere aumentare il costo del carrello della spesa.
Una protesta che punta il dito contro gli squilibri nella distribuzione del valore lungo la filiera agroalimentare e richiama la politica alle proprie responsabilità.
Perché il problema non è soltanto il costo dei carburanti, dei fertilizzanti o dell'energia. Il problema è un sistema nel quale il prezzo riconosciuto al produttore e quello pagato dal consumatore seguono dinamiche spesso profondamente differenti, mentre il potere contrattuale si concentra in larga misura nelle fasi della trasformazione, dell'intermediazione e della distribuzione commerciale.
Se gli agricoltori guadagnano troppo poco e i cittadini pagano troppo, occorre interrogarsi su chi trattiene il valore generato tra il campo e lo scaffale.
Dal campo allo scaffale: una forbice che non può più essere ignorata
Il cuore della protesta è rappresentato proprio dalla distanza tra tre elementi fondamentali: il costo necessario per produrre, il prezzo pagato all'agricoltore e quello richiesto al cittadino per acquistare il prodotto finito.
Una forbice che, per numerose produzioni, è diventata economicamente insostenibile.
Una mobilitazione che il Presidente provinciale Daniele Montanarini interpreta attraverso una riflessione che va oltre il tradizionale tema dell'aumento dei costi di produzione, ponendo al centro la distribuzione della ricchezza lungo la filiera agroalimentare e il rapporto tra agricoltori, grande distribuzione e consumatori.
«Il vero paradosso del nostro sistema agroalimentare – dichiara Montanarini – è che gli agricoltori vengono pagati troppo poco per ciò che producono, mentre i cittadini pagano sempre di più per acquistare gli stessi prodotti. Da una parte abbiamo imprese agricole che faticano a coprire i costi, dall'altra famiglie che vedono aumentare continuamente il carrello della spesa. È evidente che qualcosa non funziona nel percorso che porta il prodotto dal campo allo scaffale».
«Il problema non è soltanto quanto costa produrre, ma chi si appropria del valore»
Secondo Montanarini, la questione centrale non può essere affrontata limitandosi a chiedere nuovi sostegni economici per le aziende agricole.
«Per anni abbiamo concentrato il dibattito sui costi di produzione, sulle difficoltà degli agricoltori e sulla necessità di sostenerne il reddito. Sono questioni fondamentali, ma oggi dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda ulteriore: dove finisce la ricchezza prodotta dall'agricoltura?»
«Se il prezzo riconosciuto all'origine diminuisce o rimane insufficiente e quello pagato dal consumatore continua a crescere, dobbiamo verificare cosa accade nei passaggi intermedi. Non possiamo considerare questa forbice una conseguenza inevitabile del mercato, senza indagarne le cause e senza intervenire sugli squilibri che la alimentano».
Al centro della riflessione del Presidente di CIA Lazio Nord vi è il crescente potere contrattuale esercitato dai grandi operatori commerciali e, in particolare, dalla grande distribuzione organizzata, nei confronti di un sistema produttivo agricolo spesso frammentato.
«Non si tratta di negare che trasformazione, trasporto, conservazione e distribuzione abbiano costi reali e debbano essere remunerati. Ma un conto è pagare il valore aggiunto di un servizio, un altro è consentire che la forza contrattuale di alcuni soggetti determini una distribuzione profondamente squilibrata della ricchezza».
«La grande distribuzione non può essere un soggetto intoccabile»
Montanarini richiama direttamente le responsabilità degli operatori economicamente più forti della filiera e la necessità di un intervento pubblico più deciso.
«Dobbiamo smettere di considerare la grande distribuzione intoccabile, come un interlocutore al quale non si possano chiedere responsabilità precise. Se la pressione sui prezzi agricoli continua ad aumentare e i vantaggi non arrivano ai consumatori, allora è necessario verificare con maggiore attenzione come si formano i margini commerciali e se esistono pratiche speculative o abusi di potere contrattuale».
«La questione non è demonizzare la distribuzione commerciale, che svolge una funzione indispensabile, ma impedire che la concentrazione del potere economico si traduca nella possibilità di scaricare i costi su chi produce e su chi acquista».
Una posizione che chiama in causa anche la politica nazionale e le istituzioni competenti.
«La politica è troppo vaga quando deve intervenire sui grandi interessi economici»
«Sento continuamente parlare di difesa del Made in Italy, di tutela degli agricoltori, di sovranità alimentare e di contrasto al caro spesa – prosegue Montanarini –. Ma quando si arriva al punto di affrontare concretamente gli squilibri della filiera e il potere dei grandi gruppi della distribuzione, le risposte della politica diventano troppo spesso generiche, prudenti e insufficienti».
«Non basta invitare gli operatori alla responsabilità o auspicare una maggiore equità. Servono strumenti per conoscere i prezzi effettivi, verificare i margini, contrastare le pratiche commerciali sleali e intervenire quando emergono distorsioni del mercato».
«La politica deve scegliere se limitarsi a gestire le conseguenze economiche di questo sistema attraverso contributi e misure compensative oppure affrontare le cause strutturali che impediscono agli agricoltori di ricevere un prezzo giusto e ai cittadini di beneficiare di prezzi più contenuti».
La proposta: redistribuire la ricchezza, non aumentare il conto ai cittadini
È proprio sul concetto di redistribuzione del valore che Montanarini concentra il messaggio politico della partecipazione di CIA Lazio Nord alla manifestazione.
«Dobbiamo introdurre con forza nel dibattito agricolo il tema della redistribuzione. Non soltanto la redistribuzione delle risorse pubbliche, ma soprattutto la redistribuzione della ricchezza che il sistema agroalimentare già produce».
«Non chiediamo che i consumatori paghino di più per garantire un reddito migliore agli agricoltori. Chiediamo che una parte maggiore del valore oggi trattenuto lungo la filiera possa tornare a chi produce e, contemporaneamente, contribuire a rendere più accessibili i prodotti alimentari ai cittadini».
«Non vogliamo una fetta più grande pagata dalle famiglie. Vogliamo cambiare il modo in cui viene divisa la torta. Perché non è giusto che chi produce il cibo e chi lo acquista siano i due soggetti più esposti alle difficoltà economiche, mentre chi dispone di maggiore forza contrattuale riesce più facilmente a difendere i propri margini».
Una prospettiva che punta a costruire un interesse comune tra mondo agricolo e consumatori, anziché contrapporli.
«Nelle province di Viterbo e Rieti questa battaglia riguarda il futuro stesso dei territori»
Per CIA Lazio Nord, la questione assume un'importanza particolare nelle province di Viterbo e Rieti, dove la redditività delle imprese agricole è strettamente legata alla tenuta economica e sociale delle comunità rurali.
Dalla corilicoltura dei Cimini alle produzioni cerealicole e olivicole della Tuscia, dalla zootecnia alle aziende delle aree interne e montane del Reatino, la compressione dei margini agricoli mette a rischio investimenti, occupazione e continuità aziendale.
«Quando un'impresa agricola non riesce più a produrre reddito – osserva Montanarini – non perdiamo soltanto una produzione. Rischiamo di perdere un presidio del territorio, posti di lavoro e opportunità per i giovani. Questo vale soprattutto nelle aree interne, dove la chiusura di un'azienda può avere conseguenze che vanno ben oltre il singolo imprenditore».
«Per questo la nostra battaglia non è corporativa. Chiedere una distribuzione più giusta del valore significa difendere contemporaneamente l'agricoltura, il potere d'acquisto dei cittadini e la vitalità economica dei territori».
«I conti non tornano perché la ricchezza non viene distribuita in modo equo»
La mobilitazione del 22 ottobre rappresenta dunque, per CIA Lazio Nord, non soltanto una protesta contro le difficoltà economiche del settore, ma anche l'occasione per rilanciare una proposta di cambiamento nei rapporti tra produzione, distribuzione e consumo.
«Dobbiamo avere il coraggio di spostare il confronto politico dal solo tema dei contributi pubblici a quello degli equilibri economici della filiera – conclude Montanarini –. Un'agricoltura che sopravvive soltanto grazie ai sostegni, mentre il valore generato dal suo lavoro si concentra altrove, non può essere considerata un'agricoltura economicamente sana».
«La politica deve intervenire per garantire maggiore trasparenza, concorrenza effettiva e rapporti contrattuali equilibrati. Non chiediamo privilegi per gli agricoltori e non vogliamo scaricare altri costi sui cittadini. Chiediamo che il valore venga distribuito in modo più giusto».
«I conti non tornano perché chi produce guadagna troppo poco, chi compra spende troppo e chi sta nel mezzo dispone spesso di un potere economico sproporzionato. È da qui che bisogna ripartire. Ed è su questo che chiediamo alla politica di dare risposte concrete, non altre dichiarazioni di principio».
Congratulazioni a Domenico Merlani, riconfermato all'unanimità alla guida dell'Ente camerale.
CIA Lazio Nord – Viterbo e Rieti esprime soddisfazione per l'insediamento del nuovo Consiglio della Camera di Commercio di Rieti-Viterbo, avvenuto il 22 ottobre, e rivolge le proprie congratulazioni a Domenico Merlani, riconfermato all'unanimità dei presenti alla Presidenza dell'Ente camerale.
Nel nuovo Consiglio, composto da 19 rappresentanti delle categorie economiche, delle professioni e delle parti sociali, siederà anche Daniele Montanarini, Presidente di CIA Lazio Nord, a conferma dell'importanza della rappresentanza del mondo agricolo all'interno delle istituzioni economiche territoriali.
«Desidero rivolgere le mie più sincere congratulazioni a Domenico Merlani per la riconferma alla Presidenza della Camera di Commercio – dichiara Daniele Montanarini –. Il consenso unanime ricevuto rappresenta un importante riconoscimento del lavoro svolto e costituisce una solida premessa per affrontare le sfide che attendono il sistema produttivo dell'Alto Lazio. A lui rivolgo i migliori auguri di buon lavoro, nella convinzione che saprà proseguire nel percorso di consolidamento e valorizzazione di un'istituzione fondamentale per le nostre imprese».
La partecipazione di CIA Lazio Nord al nuovo Consiglio camerale rappresenta un'opportunità per rafforzare il contributo dell'agricoltura alle politiche di sviluppo economico delle province di Viterbo e Rieti, territori nei quali il settore primario riveste un ruolo strategico non soltanto per il valore delle produzioni, ma anche per l'occupazione, la tutela del paesaggio e la vitalità delle comunità locali.
Particolare attenzione dovrà essere dedicata, secondo CIA Lazio Nord, al sostegno delle piccole e medie imprese, all'accesso al credito, all'innovazione tecnologica, alla valorizzazione delle produzioni locali e allo sviluppo delle filiere agroalimentari.
Accanto a queste priorità, assume un'importanza centrale il futuro delle aree interne, particolarmente diffuse nelle province di Viterbo e Rieti, dove il mantenimento delle attività economiche rappresenta una condizione indispensabile per contrastare lo spopolamento e favorire nuove opportunità occupazionali.
«La Camera di Commercio può svolgere un ruolo determinante nel favorire una visione condivisa dello sviluppo territoriale – sottolinea Montanarini –. Abbiamo bisogno di rafforzare la competitività delle imprese, sostenere l'innovazione e valorizzare le eccellenze produttive, ma anche di prestare particolare attenzione ai territori più fragili, alle aree montane e ai piccoli comuni. L'agricoltura, in queste realtà, rappresenta spesso uno degli ultimi presidi economici e sociali e deve essere riconosciuta come una risorsa strategica per l'intera collettività».
CIA Lazio Nord guarda quindi con fiducia al nuovo mandato camerale, auspicando una collaborazione sempre più stretta tra le rappresentanze economiche e le istituzioni, nella consapevolezza che le prospettive di crescita dell'Alto Lazio dipendano dalla capacità di costruire sinergie e valorizzare le specificità dei diversi territori.
Campagna vitivinicola 2026/2027: due interventi dedicati alla sostenibilità delle produzioni e alla valorizzazione turistica dei territori. Scadenze previste il 30 novembre per gli investimenti nei vigneti e il 15 dicembre per l'enoturismo.
La vitivinicoltura rappresenta una componente importante dell'economia agricola del Lazio e un elemento di riconoscibilità dei territori, grazie alla presenza di produzioni di qualità, aziende specializzate e un patrimonio paesaggistico e culturale strettamente legato alla coltivazione della vite.
In un contesto caratterizzato da costi produttivi elevati, cambiamenti climatici, crescente concorrenza sui mercati e nuove esigenze dei consumatori, diventa sempre più importante accompagnare le imprese verso modelli produttivi innovativi, sostenibili e capaci di valorizzare il prodotto anche attraverso nuove attività economiche.
In questa prospettiva si inseriscono due opportunità di finanziamento illustrate nei materiali informativi di CIA – Agricoltori Italiani per la campagna vitivinicola 2026/2027.
La prima riguarda gli investimenti nei vigneti, con contributi a fondo perduto indicati fino all'80% per interventi di sostenibilità ambientale, risparmio idrico e digitalizzazione.
La seconda interessa la promozione dell'enoturismo, con contributi indicati fino al 50% per iniziative finalizzate a valorizzare le produzioni vitivinicole e i territori di origine.
Si tratta di due ambiti differenti, ma strettamente collegati: da una parte migliorare l'efficienza e la sostenibilità della produzione, dall'altra rafforzare la capacità delle imprese e delle organizzazioni del settore di creare valore attraverso il turismo, la cultura e la promozione del vino.
1. Investimenti nei vigneti: contributi fino all'80% per sostenibilità e digitalizzazione
Il primo intervento, presentato nella documentazione informativa come Bando Investimenti nei Vigneti 2026/2027 – Misura SUSTWINE, è finalizzato a sostenere l'innovazione tecnologica e il miglioramento delle prestazioni ambientali delle aziende vitivinicole.
La scheda informativa richiama il Regolamento (UE) 2021/2115 e indica un'intensità di contributo a fondo perduto fino all'80% delle spese ammissibili.
L'obiettivo è favorire investimenti capaci di rendere la coltivazione della vite più efficiente nell'impiego delle risorse, ridurre gli impatti ambientali e migliorare la capacità delle aziende di affrontare le nuove condizioni climatiche e produttive.
Chi può accedere al finanziamento
Secondo il Bando, tra i potenziali beneficiari figurano:
- Imprenditori agricoli singoli e associati.
- Cooperative agricole che conducono propri vigneti.
- Società agricole di persone e di capitali.
- Scuole pubbliche di vitivinicoltura dotate di vigneti o cantine, nei casi previsti.
Un requisito fondamentale è la presenza di un vigneto regolarmente registrato nel fascicolo aziendale.
La documentazione indica inoltre una superficie minima ordinaria di 0,50 ettari, ridotta a 0,10 ettari per i vigneti storici o eroici.
Queste soglie, così come l'intensità del sostegno, dovranno essere confermate rispetto alle disposizioni attuative applicabili alla singola azienda.
Quali investimenti possono essere finanziati
Il bando individua quattro grandi ambiti di intervento.
- Agricoltura di precisione e digitalizzazione
Tra gli investimenti indicati figurano atomizzatori elettrostatici, sistemi di sensoristica, droni e software per la gestione delle attività viticole.
L'introduzione di queste tecnologie può consentire un utilizzo più mirato dei mezzi tecnici, un migliore monitoraggio delle condizioni dei vigneti e una maggiore precisione nella gestione degli interventi colturali.
L'innovazione digitale rappresenta inoltre uno strumento importante per ridurre gli sprechi, ottimizzare le lavorazioni e migliorare la raccolta delle informazioni aziendali.
- Gestione efficiente delle risorse idriche
Un secondo ambito riguarda gli impianti di irrigazione ad alta efficienza e gli strumenti finalizzati al risparmio idrico.
La gestione dell'acqua sta assumendo un'importanza crescente anche nei territori viticoli del Centro Italia, dove l'alternanza tra periodi siccitosi e precipitazioni intense richiede una maggiore capacità di adattamento.
Investire in sistemi efficienti significa migliorare la gestione della risorsa e contribuire alla sostenibilità delle produzioni.
- Tutela e sostenibilità del suolo
Sono indicate come finanziabili attrezzature e tecnologie finalizzate alla protezione del terreno e al miglioramento della gestione del carbonio nel suolo.
La conservazione della fertilità e della struttura dei terreni costituisce un elemento fondamentale per la continuità produttiva dei vigneti.
La sostenibilità del suolo non rappresenta soltanto una questione ambientale, ma un investimento sulla capacità dell'azienda di mantenere nel tempo condizioni produttive adeguate.
- Biodiversità e recupero dei vigneti storici
Il quarto ambito riguarda la salvaguardia del paesaggio viticolo, la biodiversità e il recupero dei vigneti storici o eroici.
Si tratta di interventi particolarmente interessanti per i territori nei quali la viticoltura è strettamente collegata all'identità paesaggistica e culturale.
Il mantenimento dei vigneti tradizionali può contribuire a conservare elementi distintivi del territorio, valorizzando produzioni che spesso rappresentano anche un patrimonio storico.
I requisiti tecnici per presentare domanda
È richiesta una relazione tecnica ex ante, redatta e asseverata da un professionista abilitato, finalizzata a descrivere gli investimenti e i miglioramenti attesi.
Per dimostrare la congruità delle spese, la scheda indica la necessità di acquisire almeno tre preventivi comparabili, richiesti tramite posta elettronica certificata.
Gli investimenti devono inoltre rispettare un vincolo di destinazione di almeno cinque anni.
Un aspetto particolarmente importante riguarda l'avvio delle attività: i lavori possono iniziare soltanto dopo la presentazione della domanda.
È quindi necessario programmare correttamente gli investimenti, evitando di sostenere spese o assumere impegni che potrebbero compromettere l'ammissibilità del progetto.
Quali spese non sono ammesse
Sono escluse, tra le altre, le seguenti categorie:
- Macchinari e attrezzature usati
- Investimenti di mera sostituzione che non comportino un effettivo miglioramento ecologico o digitale
- Spese per il noleggio di macchine e attrezzature
- IVA recuperabile, interessi passivi e spese legali
La verifica dell'ammissibilità deve essere effettuata prima di procedere all'acquisto, considerando le caratteristiche tecniche del bene e gli obiettivi del progetto.
Scadenza prevista: 30 novembre 2026
Per il bando relativo agli investimenti nei vigneti è indicato il 30 novembre 2026 quale termine per la presentazione delle domande, prevista tramite i Centri di Assistenza Agricola.
Considerati i tempi necessari per predisporre la documentazione tecnica, raccogliere i preventivi e verificare il fascicolo aziendale, è opportuno che le imprese interessate avviino tempestivamente la valutazione dei propri progetti.
2. Enoturismo: contributi fino al 50% per promuovere il vino e valorizzare i territori
La seconda opportunità riguarda il Bando Enoturismo 2026/2027, dedicato alla promozione e alla valorizzazione dei vigneti e delle produzioni vitivinicole italiane, intervento settoriale previsto dall'articolo 58 del Regolamento (UE) 2021/2115 che indica un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese ammissibili.
L'obiettivo è favorire iniziative capaci di rafforzare il legame tra produzione vitivinicola, turismo, cultura e identità territoriale.
L'enoturismo costituisce infatti una delle opportunità più interessanti per valorizzare il vino non soltanto come prodotto agricolo, ma anche come espressione di un territorio, della sua storia e delle sue tradizioni: le visite ai vigneti, gli itinerari enogastronomici, gli eventi culturali e le attività promozionali possono contribuire a costruire nuove occasioni di incontro tra produttori e consumatori.
Chi può beneficiare del contributo
A differenza dell'intervento dedicato agli investimenti nei vigneti, il bando enoturistico individua prevalentemente beneficiari di natura collettiva.
Tra i soggetti indicati figurano:
- Organizzazioni professionali della produzione vitivinicola.
- Organizzazioni di produttori e loro associazioni.
- Consorzi di tutela DOP e IGP e gruppi di produttori riconosciuti.
- Organizzazioni interprofessionali operanti nel settore vitivinicolo.
- Soggetti di diritto pubblico ammessi dalla disciplina.
- Associazioni temporanee o permanenti di produttori vitivinicoli.
Questo elemento merita particolare attenzione.
Il bando, infatti, non si presenta come un finanziamento generalizzato per la singola azienda agricola che intenda aprire un'attività agrituristica: la misura è invece orientata soprattutto a progetti di promozione e valorizzazione sviluppati da organizzazioni e aggregazioni di produttori.
Le singole imprese vitivinicole interessate dovranno pertanto verificare la possibilità di partecipare attraverso forme associative o iniziative collettive ammissibili.
Le attività finanziabili: dalle visite in vigneto agli itinerari digitali
Il Bando individua diverse tipologie di iniziative.
- Esperienze nei vigneti
Sono contemplate visite guidate, percorsi didattici e culturali, tour enocicloturistici e altre esperienze finalizzate alla conoscenza dei territori vitivinicoli.
Queste attività permettono di valorizzare il rapporto tra il prodotto e il luogo di origine, offrendo ai visitatori la possibilità di conoscere direttamente le aziende, le tecniche produttive e il paesaggio agricolo.
- Eventi e attività promozionali
Rientrano tra le iniziative indicate fiere, esposizioni e workshop rivolti agli operatori del settore turistico.
Particolare interesse assumono gli incontri B2B con tour operator e agenzie di viaggio, finalizzati alla costruzione di relazioni commerciali e alla promozione di nuove esperienze turistiche.
- Educational tour e press tour
Il bando contempla iniziative rivolte a operatori turistici, giornalisti e soggetti specializzati nella comunicazione.
Attraverso visite organizzate e attività di conoscenza del territorio, queste iniziative possono contribuire ad ampliare la visibilità delle produzioni vitivinicole e delle aree di origine.
- Strumenti digitali e itinerari enoturistici
Sono inoltre previste iniziative legate alla realizzazione di mappe interattive, applicazioni geolocalizzate e strumenti digitali per la promozione delle Strade del Vino.
La digitalizzazione dell'offerta turistica può facilitare l'accesso alle informazioni, collegare più aziende e rendere più riconoscibili gli itinerari territoriali.
I requisiti per il bando enoturismo
Il Bando individua alcuni adempimenti fondamentali.
Fascicolo aziendale aggiornato
Il soggetto richiedente deve disporre di un fascicolo aziendale regolarmente costituito o aggiornato prima della presentazione della domanda, secondo le disposizioni applicabili.
Congruità delle spese
È prevista l'acquisizione di almeno tre preventivi comparabili, richiesti tramite PEC e accompagnati dalle relative ricevute.
La corretta documentazione dei costi rappresenta un elemento essenziale per dimostrare la congruità delle spese proposte.
Tracciabilità e codice CUP
E' previsto l'obbligo di tracciabilità delle spese e l'indicazione del Codice Unico di Progetto sui giustificativi, secondo le modalità previste.
Il contributo è indicato come erogato a saldo, elemento che rende particolarmente importante la programmazione finanziaria delle attività.
Le scadenze previste per l'enoturismo
Il cronoprogramma indica tre date principali.
- 15 dicembre 2026 – Presentazione delle domande
Termine previsto per l'invio delle richieste attraverso le procedure informatiche indicate.
- 15 marzo 2027 – Graduatorie di finanziabilità
Data indicata per l'approvazione degli elenchi e la comunicazione degli esiti dell'istruttoria.
- 30 giugno 2027 – Realizzazione e rendicontazione
Termine previsto per la conclusione delle attività e la presentazione della domanda di pagamento a saldo.
Il rispetto delle tempistiche richiede una progettazione accurata, soprattutto per iniziative che prevedano eventi, collaborazioni con operatori turistici, attività promozionali e realizzazione di strumenti digitali.
Due misure complementari, ma con finalità differenti
Le due opportunità di finanziamento rispondono a esigenze diverse del settore vitivinicolo.
Il bando per gli investimenti nei vigneti è orientato principalmente al miglioramento delle strutture produttive e delle tecnologie impiegate dalle aziende.
L'intervento per l'enoturismo riguarda invece la promozione delle produzioni e dei territori, attraverso iniziative che possono coinvolgere organizzazioni e aggregazioni di operatori.
La distinzione è importante anche dal punto di vista dei beneficiari.
Nel primo caso, la documentazione individua direttamente gli imprenditori agricoli e altri soggetti che conducono vigneti.
Nel secondo, l'attenzione è rivolta soprattutto a organismi collettivi e associazioni di produttori.
Per un'impresa vitivinicola può quindi essere utile valutare entrambe le prospettive: migliorare la propria efficienza produttiva e, contemporaneamente, partecipare a progetti di valorizzazione territoriale.
L'eventuale accesso a più strumenti di finanziamento dovrà comunque rispettare le regole di cumulabilità e il divieto di doppio finanziamento delle medesime spese.
Innovazione, sostenibilità e promozione: le priorità della vitivinicoltura
Il futuro della vitivinicoltura dipenderà sempre più dalla capacità di integrare qualità delle produzioni, efficienza economica e sostenibilità ambientale.
La crescente variabilità climatica impone alle aziende una maggiore attenzione alla gestione dell'acqua, alla conservazione dei suoli e all'impiego delle tecnologie.
Allo stesso tempo, la concorrenza sui mercati richiede strumenti capaci di valorizzare le caratteristiche distintive delle produzioni e rafforzare il rapporto con i consumatori.
L'enoturismo può contribuire a questo percorso, permettendo alle aziende e alle organizzazioni di produttori di raccontare direttamente il valore del proprio lavoro.
Per le province di Viterbo e Rieti, la valorizzazione delle produzioni vitivinicole può inoltre inserirsi in una strategia più ampia di promozione delle aree rurali, delle tradizioni agroalimentari e del patrimonio paesaggistico.
La sfida è costruire un modello di sviluppo nel quale l'agricoltura non sia soltanto fornitrice di materie prime, ma protagonista della valorizzazione economica e culturale del territorio.
Per questo motivo CIA Lazio Nord invita le aziende vitivinicole delle province di Viterbo e Rieti a valutare con attenzione le iniziative che intendono realizzare.
È fondamentale verificare preventivamente la propria ammissibilità, la regolarità del fascicolo aziendale, le caratteristiche degli investimenti e la documentazione tecnica necessaria.
Nel caso degli interventi produttivi, occorre inoltre prestare particolare attenzione alla tempistica di avvio dei lavori.
Per i progetti enoturistici, invece, assumono un'importanza centrale la definizione degli obiettivi promozionali, la collaborazione tra produttori e la sostenibilità economica delle attività.
Gli uffici CIA e i Centri di Assistenza Agricola del territorio sono a disposizione per fornire informazioni, verificare i requisiti e accompagnare le imprese nella valutazione delle opportunità, una volta confermate le disposizioni operative applicabili.
Aziende agricole e tecnici CAA CIA hanno partecipato all'incontro “Regolamentare in campo”, un confronto con AGEA dedicato alle novità nella gestione degli aiuti agricoli, alla prevenzione delle anomalie e alla semplificazione delle procedure.
Si è svolto lunedì 19 ottobre 2026, presso l'Aula Magna del Rettorato dell'Università degli Studi della Tuscia, a Viterbo, l'incontro “Regolamentare in campo”, un'importante occasione di confronto tra AGEA, Centri di Assistenza Agricola, professionisti, rappresentanti del mondo agricolo e Università.
All'iniziativa hanno partecipato anche aziende agricole associate a CIA Lazio Nord – Viterbo e Rieti e tecnici del CAA CIA, interessati ad approfondire le novità relative alla gestione della Politica Agricola Comune, alle procedure di pagamento e agli strumenti di semplificazione amministrativa.
L'incontro ha consentito di affrontare direttamente con i vertici AGEA alcune delle principali problematiche che le imprese agricole e gli operatori dei CAA incontrano quotidianamente nell'applicazione della normativa.
Regole più chiare e meno burocrazia per le aziende
Uno dei temi centrali della giornata è stato quello della semplificazione amministrativa.
Il direttore dell'Organismo di Coordinamento AGEA, Salvatore Carfì , ha sottolineato l'importanza di rendere le disposizioni più comprensibili, uniformi e facilmente applicabili dalle imprese.
Tra le proposte illustrate figura l'introduzione, a partire dal 2027, di una scheda pratica associata alla domanda PAC o al fascicolo aziendale, nella quale indicare chiaramente gli impegni assunti dall'agricoltore, le attività da svolgere e le relative scadenze.
L'obiettivo è prevenire errori e irregolarità che possono derivare anche da difficoltà interpretative, evitando che le aziende subiscano riduzioni dei contributi o sanzioni per adempimenti non sufficientemente chiari.
Per CIA Lazio Nord, la semplificazione rappresenta una priorità: le imprese devono poter dedicare maggiori risorse alla produzione e agli investimenti, riducendo il peso degli adempimenti burocratici e delle incertezze amministrative.
Pagamenti PAC: procedure più rapide e maggiore prevedibilità
Particolare attenzione è stata dedicata alle tempistiche dei pagamenti agricoli.
Il direttore dell'Organismo Pagatore AGEA, Christian Patti, ha illustrato il lavoro di anticipazione delle procedure informatiche e amministrative relative alla campagna 2026.
Durante l'incontro sono stati richiamati i risultati dei primi mesi della campagna, con circa 1,03 miliardi di euro erogati tra inizio agosto e metà ottobre, considerando pagamenti diretti e interventi di sviluppo rurale.
È stata inoltre evidenziata la possibilità di procedere alla liquidazione dei singoli interventi non appena conclusi i relativi controlli, senza attendere necessariamente il completamento dell'intera domanda.
Tra gli obiettivi prospettati da AGEA figura anche quello di fornire agli agricoltori, prima della sottoscrizione della domanda, una stima degli aiutispettanti e delle possibili tempistiche di pagamento.
Si tratta di un'evoluzione particolarmente importante per le imprese, che hanno bisogno di maggiore certezza finanziaria per programmare semine, investimenti e impegni economici.
Fascicolo aziendale, controlli satellitari e nuove tecnologie
Ampio spazio è stato riservato anche all'aggiornamento del fascicolo aziendale e all'utilizzo dei sistemi di monitoraggio satellitare AMS.
L'obiettivo illustrato è quello di anticipare le verifiche attraverso un aggiornamento più continuo delle informazioni aziendali, riducendo le anomalie che emergono nella fase conclusiva delle istruttorie.
Sono state approfondite le potenzialità delle immagini satellitari, delle fotografie georeferenziate e degli strumenti informatici per migliorare l'efficacia dei controlli.
Dal confronto con i partecipanti sono tuttavia emerse anche alcune criticità operative, soprattutto nella rappresentazione delle colture consociate, dei sovesci e delle coltivazioni non ancora definite al momento dell'aggiornamento del fascicolo.
È stata quindi sottolineata la necessità di mantenere un confronto costante tra AGEA, CAA e professionisti, affinché gli strumenti tecnologici rappresentino un reale supporto alle imprese e non un'ulteriore fonte di complessità.
Gasolio agricolo e quaderno di campagna: i chiarimenti emersi
Nel corso della giornata sono stati affrontati anche due temi di particolare interesse per le aziende agricole.
Per quanto riguarda il credito d'imposta sul gasolio agricolo, AGEA ha riferito che erano in fase di completamento le verifiche incrociate tra richieste, fatture e dati regionali relativi alle assegnazioni di carburante, in vista della pubblicazione della graduatoria degli aventi diritto.
Sul quaderno di campagna elettronico, invece, è stato illustrato il percorso di definizione delle nuove modalità di trasmissione dei dati.
La decorrenza del 31 dicembre 2026 è stata richiamata come ipotesi subordinata al completamento dell'iter amministrativo e all'acquisizione del parere del Comitato SIAN.
Restano pertanto da precisare, attraverso gli atti definitivi, gli obblighi applicabili, le modalità operative e le eventuali esenzioni.
Università della Tuscia e AGEA: collaborazione per l'innovazione
Un ulteriore elemento di interesse ha riguardato il rafforzamento della collaborazione tra AGEA e Università degli Studi della Tuscia.
Sono stati illustrati possibili percorsi di tirocinio semestrale rivolti agli studenti universitari, con attività dedicate al monitoraggio satellitare, alla georeferenziazione, ai sistemi di prevenzione delle frodi e all'innovazione dei processi amministrativi.
Un'iniziativa che può contribuire ad avvicinare ricerca, istituzioni e mondo agricolo, favorendo lo sviluppo di competenze utili anche alle imprese del territorio.
CIA Lazio Nord: fondamentale il confronto diretto tra agricoltori, CAA e istituzioni
La partecipazione delle aziende associate e dei tecnici CAA CIA all'incontro conferma l'importanza di mantenere un rapporto diretto e costante con gli organismi responsabili dell'applicazione della PAC.
Per CIA Lazio Nord, occasioni come questa rappresentano un'opportunità concreta per approfondire le novità normative, portare all'attenzione delle istituzioni le difficoltà operative delle imprese e contribuire al miglioramento delle procedure.
La semplificazione non deve limitarsi alla digitalizzazione degli adempimenti, ma deve tradursi in regole più comprensibili, controlli tempestivi, pagamenti prevedibili e minori oneri amministrativi per gli agricoltori.
In questo percorso, i Centri di Assistenza Agricola svolgono una funzione essenziale di collegamento tra le aziende e la pubblica amministrazione, contribuendo alla corretta gestione delle domande e alla prevenzione delle irregolarità.
CIA Lazio Nord continuerà a seguire gli sviluppi delle questioni affrontate, con particolare attenzione alle novità sulla campagna PAC 2027, al funzionamento dei controlli satellitari, alle procedure di pagamento e agli adempimenti del quaderno di campagna elettronico.
L'obiettivo rimane quello di garantire alle imprese agricole delle province di Viterbo e Rieti un'assistenza sempre più qualificata e strumenti amministrativi realmente al servizio dell'attività produttiva.
Una nuova opportunità per cittadini, famiglie e imprese che hanno debiti arretrati nei confronti di Comuni, Regioni e altri enti territoriali.
Al via la nuova definizione agevolata delle entrate regionali e locali: possibilità di eliminare sanzioni e interessi nei casi previsti e di rateizzare gli importi fino a 54 rate bimestrali. La misura riguarda i carichi affidati all'Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 2000 al 2023, purché l'ente creditore abbia aderito. CIA Lazio Nord invita cittadini e imprese delle province di Viterbo e Rieti a verificare la propria posizione.
Dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026 sarà possibile presentare domanda per accedere alla nuova definizione agevolata, comunemente denominata Rottamazione-quinquies dei tributi locali, che consente, in presenza dei requisiti previsti, di regolarizzare determinate posizioni debitorie beneficiando dell'eliminazione delle sanzioni e degli interessi inclusi nell'agevolazione.
La misura interessa diverse tipologie di entrate, tra cui IMU, TARI, bollo auto e sanzioni amministrative, comprese quelle derivanti da violazioni del Codice della Strada, per le quali si applicano specifiche regole.
Un'opportunità che può assumere particolare rilievo anche per i contribuenti e le imprese delle province di Viterbo e Rieti, soprattutto in una fase economica caratterizzata dall'aumento dei costi e dalla necessità di una gestione sempre più attenta delle risorse familiari e aziendali.
CIA Lazio Nord richiama l'attenzione sull'importanza di verificare tempestivamente la propria posizione, considerando che l'accesso alla misura dipende da condizioni precise e dall'adesione dell'ente creditore.
Che cos'è la rottamazione dei tributi locali
La rottamazione è una procedura di definizione agevolata che permette al contribuente di estinguere determinati debiti iscritti alla riscossione beneficiando della riduzione degli importi accessori previsti dalla normativa.
La disciplina è stata introdotta dall'articolo 10-quinquies del Decreto-Legge n. 38/2026, convertito dalla Legge n. 88/2026, e successivamente modificata dalla Legge n. 113/2026.
La novità consiste nell'estensione della Rottamazione-quinquies anche ai carichi relativi a entrate regionali e locali, tributarie e non tributarie, affidati all'Agenzia delle Entrate-Riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023.
La possibilità di aderire è però subordinata a una condizione fondamentale: l'ente titolare del credito deve aver adottato un apposito provvedimento di adesione alla definizione agevolata.
Questo significa che non tutti i contribuenti con debiti comunali o regionali possono automaticamente beneficiare della misura.
Prima di presentare domanda è quindi necessario verificare sia la natura del debito sia la presenza dell'ente creditore tra quelli che hanno aderito.
Quali debiti possono rientrare nella definizione agevolata
La misura può riguardare diverse categorie di entrate affidate all'Agenzia delle Entrate-Riscossione dagli enti territoriali aderenti.
Tra le principali figurano:
IMU – Imposta Municipale Propria
Possono rientrare nella definizione agevolata i debiti relativi all'IMU non versata, qualora siano stati affidati all'agente della riscossione nel periodo previsto e il Comune creditore abbia aderito alla misura.
TARI – Tassa sui rifiuti
La rottamazione può interessare anche le somme dovute per la tassa sui rifiuti, alle medesime condizioni di ammissibilità.
Bollo auto
La misura può applicarsi ai carichi relativi alla tassa automobilistica regionale, purché la Regione creditrice abbia adottato il provvedimento di adesione.
Multe e sanzioni amministrative
Sono contemplate anche le sanzioni amministrative, comprese quelle per violazioni del Codice della Strada, ma con un trattamento agevolato differente rispetto ai debiti tributari.
Altre entrate regionali e locali
La normativa può comprendere ulteriori entrate, tributarie e non tributarie, purché rientrino nell'ambito applicativo previsto e siano state affidate alla riscossione nel periodo interessato.
Sono invece esclusi i debiti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti.
L'ammissibilità deve sempre essere verificata in relazione al singolo carico, all'ente creditore e alle disposizioni applicabili.
Il periodo interessato: dal 2000 al 2023
Uno degli aspetti da considerare con particolare attenzione riguarda il periodo temporale previsto dalla normativa.
La definizione agevolata interessa i carichi affidati all'Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023.
È importante chiarire che la data rilevante non coincide necessariamente con l'anno al quale si riferisce il tributo.
Un debito relativo a un'annualità precedente potrebbe essere stato affidato alla riscossione in un momento successivo.
Per questo motivo non è sufficiente conoscere l'anno dell'imposta o della multa: occorre verificare la data di affidamento del carico all'agente della riscossione.
La consultazione della posizione debitoria permette di individuare le cartelle e gli avvisi potenzialmente interessati.
Quali sono i vantaggi della rottamazione
Il principale vantaggio della definizione agevolata consiste nella possibilità di ridurre il debito attraverso l'eliminazione delle componenti accessorie previste dalla legge.
Per i debiti tributari ammissibili, la rottamazione consente in linea generale di non corrispondere le sanzioni e gli interessi compresi nell'agevolazione, fermo restando il pagamento delle somme che la normativa mantiene dovute.
Il contribuente deve quindi versare il capitale e gli eventuali ulteriori importi che restano a suo carico secondo la disciplina applicabile.
Attenzione: la rottamazione non comporta la cancellazione automatica del tributo originariamente dovuto.
L'agevolazione riguarda determinate componenti del debito e non costituisce un condono generalizzato delle imposte.
Un esempio pratico
Si consideri, a titolo puramente illustrativo, un debito tributario composto da:
Imposta originaria: 1.000 euro.
Sanzioni: 300 euro.
Interessi eliminabili: 200 euro.
L'importo complessivo iniziale sarebbe di 1.500 euro.
Qualora il carico fosse interamente ammissibile e tutte le componenti accessorie indicate rientrassero nell'agevolazione, il contribuente potrebbe dover versare 1.000 euro, oltre alle eventuali ulteriori somme dovute per legge.
Il risparmio ipotetico sarebbe quindi di 500 euro.
Si tratta soltanto di un esempio: il beneficio effettivo dipende dalla composizione del debito e dal calcolo effettuato dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Attenzione alle multe stradali: regole differenti
Per le sanzioni amministrative, comprese quelle derivanti da violazioni del Codice della Strada, il funzionamento della rottamazione presenta alcune particolarità.
La disciplina non prevede necessariamente l'eliminazione della sanzione principale.
Per queste tipologie di debito, l'agevolazione riguarda essenzialmente gli interessi individuati dalla normativa e le somme maturate a titolo di aggio nei casi previsti.
Pertanto, nel caso di una multa stradale, il contribuente non deve considerare automaticamente cancellato l'importo della sanzione originaria.
È fondamentale verificare la composizione del carico per conoscere il beneficio effettivamente applicabile.
Fino a 54 rate bimestrali per regolarizzare i debiti
Un altro elemento di particolare interesse riguarda la possibilità di dilazionare il pagamento.
La normativa prevede la possibilità di versare le somme dovute in un'unica soluzione oppure attraverso un piano di rateizzazione fino a 54 rate bimestrali.
La durata massima della dilazione può quindi estendersi per circa nove anni.
Si tratta di una possibilità importante per i contribuenti che, pur volendo regolarizzare la propria posizione, non dispongono della liquidità necessaria per sostenere un pagamento immediato.
Occorre tuttavia considerare che il pagamento rateale prevede l'applicazione degli interessi di dilazione nella misura stabilita dalla legge.
La scelta tra pagamento unico e rateizzazione deve quindi essere effettuata valutando attentamente la propria capacità finanziaria.
Per le imprese, in particolare, può essere utile verificare la compatibilità del piano con le esigenze di liquidità e con gli altri impegni economici già assunti.
Le scadenze da ricordare
Il calendario della definizione agevolata prevede alcune date fondamentali.
15 ottobre 2026
Termine previsto per la disponibilità, nell'area riservata del sito dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, dei dati necessari a individuare i carichi potenzialmente definibili e delle modalità operative per l'adesione.
16 ottobre 2026
Apertura del periodo per la presentazione delle domande.
15 dicembre 2026
Scadenza per trasmettere la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata.
28 febbraio 2027
Termine entro il quale l'Agenzia delle Entrate-Riscossione dovrà comunicare le somme dovute per la definizione e il relativo piano di pagamento.
31 marzo 2027
Scadenza prevista per il versamento in un'unica soluzione oppure per il pagamento della prima rata, in caso di dilazione.
Il rispetto delle scadenze è fondamentale per accedere e mantenere i benefici della definizione agevolata.
Non tutti i Comuni hanno aderito: la verifica è indispensabile
Uno degli aspetti più importanti della nuova disciplina riguarda la facoltà riconosciuta agli enti territoriali di aderire alla rottamazione.
L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha pubblicato un elenco degli enti che hanno comunicato l'adozione del provvedimento necessario per applicare la misura ai propri carichi.
La presenza di un Comune o di una Regione nell'elenco costituisce quindi un primo elemento da verificare.
Per i contribuenti delle province di Viterbo e Rieti sarà importante controllare se il proprio Comune abbia aderito e se il debito interessato rientri effettivamente tra quelli definibili.
Va inoltre considerato che la misura riguarda i carichi affidati all'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
I tributi riscossi direttamente dal Comune o attraverso concessionari privati possono essere soggetti a discipline differenti e ad eventuali autonome iniziative di definizione agevolata deliberate dall'ente.
Per questa ragione, due contribuenti residenti in Comuni differenti potrebbero trovarsi in situazioni diverse anche in presenza di debiti della stessa natura.
La verifica dell'ente creditore e della modalità di riscossione costituisce quindi un passaggio preliminare essenziale.
Come presentare la domanda
La dichiarazione di adesione alla rottamazione dei carichi degli enti territoriali affidati all'Agenzia delle Entrate-Riscossione deve essere presentata con modalità telematiche, secondo le istruzioni rese disponibili dall'Agenzia.
Il contribuente deve innanzitutto verificare la propria posizione debitoria e individuare i carichi potenzialmente ammissibili.
Successivamente, dopo aver controllato l'adesione dell'ente creditore, potrà procedere alla presentazione della domanda entro il termine previsto.
È opportuno conservare la ricevuta della richiesta e controllare successivamente la comunicazione delle somme dovute, che consentirà di conoscere l'importo effettivo da versare e le scadenze del piano di pagamento.
Particolare attenzione deve essere riservata alle posizioni per le quali risultino già attive rateizzazioni, precedenti procedure di definizione agevolata o altre situazioni amministrative che richiedano una valutazione specifica.
Un'opportunità anche per imprese agricole e attività economiche
La definizione agevolata non interessa soltanto le famiglie e i singoli cittadini.
Anche le imprese agricole e le altre attività economiche possono avere posizioni debitorie relative a tributi locali, tasse automobilistiche o ulteriori entrate degli enti territoriali.
Per un'azienda agricola, la possibilità di regolarizzare debiti pregressi riducendo gli importi accessori e distribuendo il pagamento nel tempo può rappresentare uno strumento utile per migliorare la gestione finanziaria.
In un contesto economico nel quale le imprese devono sostenere costi crescenti per carburanti, energia, mezzi tecnici e servizi, una corretta pianificazione degli impegni fiscali assume un'importanza sempre maggiore.
Occorre però valutare ogni situazione individualmente, senza considerare la rottamazione automaticamente conveniente o applicabile a tutti i debiti.
La convenienza dipende dall'importo delle somme dovute, dalla presenza di sanzioni e interessi eliminabili, dalle condizioni di pagamento e dalla capacità del contribuente di rispettare le scadenze.
CIA Lazio Nord: importante verificare per tempo la propria posizione
CIA Lazio Nord richiama l'attenzione dei cittadini e delle imprese delle province di Viterbo e Rieti sull'opportunità di effettuare una verifica tempestiva della propria situazione debitoria.
La presenza di termini precisi per la presentazione delle domande rende opportuno non attendere gli ultimi giorni disponibili.
Una ricognizione anticipata permette infatti di verificare l'esistenza di cartelle potenzialmente definibili, individuare gli enti creditori e valutare i possibili vantaggi della procedura.
Gli uffici CIA e CAF CIA del territorio sono a disposizione per fornire informazioni sulla misura e orientare i contribuenti nella verifica della propria posizione, secondo i servizi di assistenza disponibili.
L'obiettivo è favorire una corretta informazione e consentire a cittadini e imprese di valutare consapevolmente le opportunità previste dalla normativa.
Rottamazione tributi locali 2026: tutte le informazioni principali
Periodo di presentazione delle domande: dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026.
Debiti interessati: carichi affidati all'Agenzia delle Entrate-Riscossione dagli enti territoriali dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023.
Tributi e altre entrate: IMU, TARI, bollo auto, sanzioni amministrative e ulteriori debiti ammissibili.
Agevolazioni: eliminazione delle sanzioni e degli interessi nei limiti previsti dalla normativa, con regole specifiche per le multe stradali.
Rateizzazione: fino a 54 rate bimestrali.
Condizione fondamentale: adesione dell'ente creditore alla misura.
Presentazione delle domande: esclusivamente con le modalità telematiche previste dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Per informazioni e assistenza: rivolgersi agli uffici territoriali CIA e CAF CIA nelle province di Viterbo e Rieti.
CIA Lazio Nord: «L'agricoltura deve tornare al centro delle politiche di sviluppo territoriale. Senza imprese agricole, servizi e opportunità per i giovani, le aree interne rischiano di perdere non soltanto popolazione, ma anche la propria identità economica e sociale».
Il Lazio è profondamente cambiato negli ultimi 150 anni. Una regione che alla fine dell'Ottocento aveva una popolazione prevalentemente rurale si è progressivamente trasformata in un territorio dominato dal settore dei servizi, con una fortissima concentrazione demografica ed economica nell'area romana e una crescente fragilità di numerosi piccoli comuni.
A fotografare questa trasformazione è l'ISTAT, che il 13 ottobre 2026 ha pubblicato il rapporto Le trasformazioni delle regioni italiane – Il Lazio, nell'ambito del progetto nazionale Storie di dati.
Lo studio ricostruisce l'evoluzione demografica, economica e sociale della regione attraverso un arco temporale di oltre un secolo e mezzo, mettendo a confronto il Lazio con il resto d'Italia.
I dati offrono importanti elementi di riflessione anche per il mondo agricolo e, in particolare, per le province di Viterbo e Rieti, dove il rapporto tra attività produttive, presenza umana e tutela del territorio continua a rappresentare una questione centrale.
Per CIA Lazio Nord, la lettura di questi numeri non può limitarsi alla constatazione delle trasformazioni avvenute. Occorre interrogarsi sulle politiche necessarie per garantire un futuro alle imprese agricole, contrastare l'abbandono dei territori e ricostruire condizioni di sviluppo equilibrate tra aree urbane e rurali.
Da meno di 1,2 milioni a 5,7 milioni di abitanti: la crescita demografica del Lazio
Uno dei primi elementi evidenziati dal rapporto ISTAT riguarda la straordinaria crescita demografica regionale.
Nel 1871 il Lazio contava meno di 1,2 milioni di abitanti. Nel 2024 la popolazione ha raggiunto circa 5,7 milioni di residenti.
In poco più di 150 anni, quindi, il numero degli abitanti è aumentato di quasi cinque volte, mentre nello stesso periodo la popolazione italiana è cresciuta di poco più del doppio.
Questa espansione è stata sostenuta, soprattutto fino agli anni Settanta, da una significativa crescita naturale e da importanti flussi migratori provenienti da altre regioni italiane. Successivamente, a partire dagli anni Novanta, un ruolo crescente è stato assunto dall'immigrazione internazionale.
Negli ultimi anni, tuttavia, anche il Lazio ha iniziato a confrontarsi con una progressiva riduzione della natalità e con il rallentamento della crescita demografica.
Il dato regionale, per quanto significativo, nasconde profonde differenze territoriali.
La crescita della popolazione non si è infatti distribuita in maniera uniforme, ma si è concentrata soprattutto nella Capitale e nella sua area metropolitana.
Per le province di Viterbo e Rieti, e in particolare per i comuni montani e le aree interne, questo squilibrio costituisce un elemento fondamentale per comprendere le difficoltà che interessano oggi il sistema produttivo locale.
Una regione sempre più anziana: circa 200 anziani ogni 100 giovani
Il rapporto ISTAT evidenzia anche il progressivo invecchiamento della popolazione.
Nel 1881, nel Lazio, si contavano appena 14 persone con almeno 65 anni ogni 100 giovani di età inferiore ai 15 anni.
Nel 2024 il rapporto è arrivato a circa 200 anziani ogni 100 giovani, un valore sostanzialmente in linea con la media nazionale, pari a 208.
La speranza di vita alla nascita ha raggiunto nel 2025 gli 83,6 anni, lo stesso livello registrato mediamente in Italia.
L'allungamento della vita rappresenta naturalmente un importante progresso sociale. Tuttavia, quando si accompagna a una persistente riduzione delle nascite, produce conseguenze rilevanti sulla struttura economica e sulla capacità di ricambio generazionale.
Il problema assume particolare importanza nelle aree rurali, dove la presenza di una popolazione anziana si intreccia spesso con la difficoltà di attrarre nuovi residenti, mantenere servizi essenziali e favorire l'ingresso dei giovani nelle attività produttive.
Per il settore agricolo, il ricambio generazionale costituisce una delle sfide più importanti dei prossimi anni. Senza giovani imprenditori, senza accesso alla terra e senza condizioni economiche che rendano sostenibile l'attività agricola, diventa sempre più difficile assicurare la continuità delle aziende.
Il dato più significativo per l'agricoltura: il drastico ridimensionamento delle aziende agricole
Tra gli elementi di maggiore interesse del rapporto emerge la trasformazione del sistema agricolo regionale.
Secondo i censimenti ISTAT, nel 1961 il Lazio contava 65 aziende agricole ogni 1.000 abitanti.
Nel 2020 il rapporto è sceso a quasi 11 aziende ogni 1.000 abitanti.
Si tratta di una riduzione di circa l'83% della densità delle aziende agricole rispetto alla popolazione.
È importante precisare che questo indicatore non misura direttamente la diminuzione del numero assoluto delle imprese, ma il rapporto tra aziende agricole e abitanti. La sua evoluzione risente quindi sia dei cambiamenti nella struttura agricola sia della crescita demografica regionale. Il dato descrive comunque una trasformazione di enorme portata.
Nel corso dei decenni, il sistema agricolo ha attraversato processi di meccanizzazione, concentrazione produttiva, riorganizzazione fondiaria e progressiva riduzione della manodopera impiegata. Questi fenomeni hanno contribuito a modificare radicalmente il rapporto tra agricoltura e società.
Se da un lato l'innovazione ha consentito importanti miglioramenti della produttività, dall'altro la contrazione del numero delle aziende ha progressivamente ridotto la diffusione capillare dell'attività agricola sul territorio.
Ed è proprio su questo aspetto che, secondo CIA Lazio Nord, occorre sviluppare una riflessione.
Un'azienda agricola non rappresenta soltanto un'unità produttiva. È anche un presidio economico, ambientale e sociale del territorio.
La sua presenza contribuisce alla manutenzione dei terreni, alla gestione delle superfici coltivate, alla conservazione del paesaggio, alla prevenzione dell'abbandono e alla vitalità delle comunità locali. Quando un'azienda cessa la propria attività, soprattutto nelle aree più marginali, non viene meno soltanto una fonte di reddito: può indebolirsi un intero sistema di relazioni economiche e territoriali.
Per questo motivo, il progressivo ridimensionamento del tessuto agricolo non può essere considerato esclusivamente una conseguenza inevitabile della modernizzazione.
È necessario interrogarsi sulle condizioni che permettono alle imprese di rimanere economicamente sostenibili e di continuare a operare.
Dall'economia agricola alla predominanza dei servizi
La trasformazione del Lazio emerge con particolare chiarezza anche osservando la distribuzione dell'occupazione tra i diversi settori economici.
Nel 1871 oltre il 70% della popolazione attiva regionale era impegnato in agricoltura, in linea con quanto avveniva nel resto d'Italia. Già nel secondo dopoguerra, tuttavia, il settore dei servizi aveva assunto un ruolo prevalente. Nel 1951 il terziario rappresentava il 41% dell'occupazione regionale, contro il 26% registrato mediamente a livello nazionale. Nel 2024 questa tendenza si è ulteriormente rafforzata.
I servizi rappresentano ormai l'83% dell'occupazione del Lazio, una quota superiore di 11 punti percentuali alla media italiana. L'industria si attesta invece intorno al 15%, nove punti al di sotto del dato nazionale.
La quota residua è riconducibile principalmente all'agricoltura.
Questi numeri descrivono una regione nella quale le attività amministrative, commerciali, professionali e di servizio hanno progressivamente assunto un peso predominante. La presenza di Roma, centro politico e amministrativo nazionale, ha naturalmente contribuito in maniera decisiva a questo processo.
Ma la crescita del terziario non deve far dimenticare l'importanza strategica delle produzioni agricole.
Il valore del settore primario, infatti, non può essere misurato soltanto attraverso la sua incidenza sull'occupazione complessiva. L'agricoltura costituisce la base di filiere economiche più ampie, che comprendono trasformazione alimentare, distribuzione, commercio, ristorazione, turismo e servizi collegati.
Per questo motivo, la riduzione del peso statistico dell'agricoltura non deve tradursi in una riduzione della sua centralità nelle politiche pubbliche.
Il Lazio cresce, ma non ha ancora recuperato il livello economico del 2007
Un altro elemento significativo del rapporto riguarda l'andamento del prodotto interno lordo.
Secondo l'ISTAT, nel 2024 il PIL regionale risultava ancora inferiore del 2% rispetto al massimo raggiunto nel 2007, prima della Grande recessione. Nonostante questo, il PIL pro capite del Lazio rimane superiore di circa il 16% rispetto alla media nazionale.
Il dato evidenzia una situazione complessa.
Da un lato, la regione conserva una capacità economica complessiva importante. Dall'altro, il recupero della crescita rispetto al periodo precedente la crisi finanziaria non risulta ancora completato.
Anche in questo caso è necessario distinguere il dato regionale dalle condizioni dei singoli territori.
Un PIL pro capite relativamente elevato non significa necessariamente che tutte le province e tutte le categorie produttive beneficino delle stesse opportunità economiche.
Per le imprese agricole, la questione centrale continua a essere la capacità di generare reddito attraverso la produzione. L'aumento dei costi energetici, dei mezzi tecnici, della manodopera e degli investimenti necessari per mantenere competitive le aziende rende sempre più importante intervenire sulla distribuzione del valore lungo la filiera agroalimentare.
Sostenere l'agricoltura significa quindi non soltanto favorire gli investimenti, ma anche assicurare condizioni di mercato che permettano alle imprese di ottenere una remunerazione adeguata.
Il dato più preoccupante per i territori: un Comune su due presenta fragilità alta o massima
Tra i risultati più rilevanti dello studio ISTAT figura l'analisi della fragilità comunale.
Nel 2022, il 50% dei comuni del Lazio risultava classificato a fragilità alta o massima, contro il 35% registrato mediamente in Italia. Si tratta di una differenza di ben 15 punti percentuali. La classificazione considera congiuntamente diversi indicatori territoriali, ambientali e socioeconomici.
Ancora più significativo è il dato relativo alla distribuzione della popolazione.
Nei comuni laziali caratterizzati da fragilità alta o massima vive meno del 10% della popolazione regionale, mentre a livello nazionale la quota raggiunge il 22%.
Questo significa che una parte molto consistente dei comuni del Lazio presenta condizioni di vulnerabilità, pur ospitando una quota relativamente limitata degli abitanti della regione.
Il dato mette in evidenza uno dei principali squilibri strutturali del territorio.
Le aree più fragili sono spesso caratterizzate da una popolazione ridotta, difficoltà di accesso ai servizi, minori opportunità economiche e problemi legati alla gestione del territorio.
La carta della fragilità comunale pubblicata dall'ISTAT mostra una distribuzione territoriale molto differenziata, con numerose situazioni critiche nelle zone periferiche e interne.
Per CIA Lazio Nord questo risultato richiama direttamente l'attenzione sulle esigenze dei territori rurali delle province di Viterbo e Rieti. Dall'Alta Tuscia ai Monti Cimini, dalle aree della Bassa Tuscia fino ai territori montani del Reatino e della Valle del Turano, le condizioni economiche e sociali sono naturalmente differenti.
Tuttavia, in molte di queste realtà si ripresentano problemi comuni: difficoltà di ricambio generazionale, progressiva riduzione dei servizi, aumento dei costi di gestione delle imprese e necessità di mantenere una presenza produttiva diffusa.
Il rapporto ISTAT fornisce un quadro regionale, non una classificazione dettagliata di queste singole aree. Le criticità territoriali richiamate richiedono quindi ulteriori approfondimenti provinciali e comunali.
Roma concentra popolazione e attività economiche: il problema degli squilibri territoriali
Il ruolo predominante della Capitale rappresenta uno degli aspetti più caratteristici del Lazio.
Secondo l'ISTAT, il Comune di Roma conta circa 2,7 milioni di abitanti e rappresenta quasi la metà della popolazione regionale. Considerando l'intera Città metropolitana, la quota raggiunge circa il 75% dei residenti del Lazio. Questa concentrazione costituisce un'anomalia particolarmente significativa nel panorama italiano: Roma esercita una fortissima capacità di attrazione demografica, economica e amministrativa.
Nel 2024 oltre il 90% degli addetti del Comune di Roma risultava occupato nei servizi. Negli altri comuni del Lazio, invece, il terziario rappresentava il 78,5% dell'occupazione, mentre l'industria si attestava intorno al 18% e l'agricoltura al 3%.
Il confronto con il passato è particolarmente eloquente.
Nel 1951, negli altri comuni del Lazio, circa il 60% degli occupati lavorava ancora in agricoltura. In poco più di settant'anni, dunque, l'economia dei territori esterni alla Capitale ha attraversato una trasformazione radicale.
La questione non è contrapporre Roma al resto della regione.
Il problema è costruire un modello di sviluppo capace di valorizzare le differenti vocazioni territoriali, evitando che la concentrazione di popolazione e attività economiche determini un progressivo indebolimento delle aree periferiche.
Le province di Viterbo e Rieti dispongono di patrimoni produttivi, ambientali, paesaggistici e culturali che possono contribuire in maniera significativa allo sviluppo regionale. Per valorizzarli, tuttavia, occorrono infrastrutture adeguate, servizi efficienti, investimenti e politiche capaci di riconoscere il ruolo economico dell'agricoltura.
Viterbo e Rieti: l'agricoltura come infrastruttura economica e territoriale
La lettura dei dati ISTAT assume un significato particolare se riferita ai territori rappresentati da CIA Lazio Nord.
La provincia di Viterbo conserva una forte vocazione agricola, con filiere produttive importanti legate alla corilicoltura, all'olivicoltura, alla cerealicoltura, all'ortofrutta, alla vitivinicoltura e alla zootecnia. Si tratta di attività che contribuiscono non soltanto alla produzione di valore economico, ma anche alla definizione del paesaggio e dell'identità territoriale della Tuscia.
La provincia di Rieti presenta caratteristiche differenti, con una maggiore presenza di territori montani e collinari, aree interne, attività zootecniche e produzioni agricole spesso condizionate da difficoltà infrastrutturali e ambientali. In queste realtà, il mantenimento dell'attività agricola assume una funzione che va ben oltre la produzione alimentare.
Un terreno coltivato, un pascolo gestito, un'azienda zootecnica attiva o una coltivazione mantenuta in un'area marginale contribuiscono alla presenza umana sul territorio e alla gestione ordinaria dell'ambiente rurale. Naturalmente, non è possibile attribuire automaticamente all'agricoltura la soluzione di tutti i problemi demografici ed economici. Ma è altrettanto evidente che un territorio privo di attività produttive difficilmente può conservare nel tempo una comunità vitale.
Per questo motivo CIA Lazio Nord ritiene necessario riconoscere all'agricoltura una funzione strategica nelle politiche di riequilibrio territoriale. Non basta difendere le aziende esistenti: occorre creare le condizioni perché ne nascano di nuove
Il rapporto ISTAT impone infatti una riflessione anche sulle prospettive future.
Se il numero delle aziende agricole si è progressivamente ridotto, la risposta non può limitarsi a sostenere le imprese ancora attive. È necessario creare le condizioni affinché nuove generazioni di imprenditori possano scegliere di investire in agricoltura.
Questo significa intervenire su diversi aspetti:
-Accesso alla terra e al credito, per permettere ai giovani di avviare nuove attività o subentrare nella gestione di aziende esistenti.
- Redditività delle produzioni, attraverso una distribuzione più equilibrata del valore lungo le filiere agroalimentari.
- Semplificazione amministrativa, per ridurre gli adempimenti e i costi burocratici che gravano sulle imprese.
- Infrastrutture e servizi, con particolare attenzione alla viabilità rurale, alla connettività digitale, alla gestione delle risorse idriche e ai collegamenti.
- Innovazione tecnologica, favorendo investimenti in meccanizzazione, agricoltura di precisione e sostenibilità.
- Valorizzazione delle produzioni locali, attraverso accordi di filiera, promozione territoriale e rafforzamento della capacità commerciale delle imprese.
- Sostegno alle aree interne, riconoscendo le maggiori difficoltà operative delle aziende situate nei territori montani e marginali.
A queste priorità deve accompagnarsi una politica agricola europea capace di garantire risorse adeguate, strumenti efficaci di gestione del rischio e un sostegno concreto al reddito.
La manutenzione del territorio deve diventare una funzione riconosciuta economicamente
Uno degli aspetti sui quali CIA Lazio Nord richiama da tempo l'attenzione riguarda il rapporto tra agricoltura e tutela ambientale.
La presenza delle aziende agricole contribuisce, attraverso le attività di coltivazione e gestione dei terreni, al mantenimento di un territorio produttivo e presidiato. Nelle aree collinari e montane questo ruolo può risultare particolarmente importante. La manutenzione dei fondi, la gestione delle sistemazioni idraulico-agrarie, il mantenimento dei pascoli e la cura delle superfici coltivate possono contribuire alla prevenzione di fenomeni di degrado e abbandono.
Tali attività, tuttavia, comportano costi che non sempre trovano un adeguato riconoscimento economico.
Per questo motivo è necessario rafforzare gli strumenti che remunerano i servizi ambientali effettivamente svolti dalle imprese agricole. Non si tratta di attribuire agli agricoltori responsabilità che competono alle istituzioni, ma di riconoscere il valore pubblico delle attività che contribuiscono alla gestione e alla conservazione del territorio.
La tutela ambientale e la sostenibilità economica delle imprese non devono essere considerate obiettivi contrapposti.
Al contrario, possono e devono diventare elementi di una stessa strategia di sviluppo.
Il futuro delle aree interne passa anche dai servizi
Il rapporto ISTAT mostra con chiarezza che la fragilità territoriale non può essere affrontata soltanto attraverso interventi rivolti alle singole attività economiche.
La possibilità di vivere e lavorare in un piccolo comune dipende anche dalla disponibilità di servizi essenziali: scuole, assistenza sanitaria, trasporti, infrastrutture digitali e collegamenti costituiscono condizioni indispensabili per mantenere popolazione e imprese.
Un giovane imprenditore agricolo può essere disposto a investire in un territorio montano o periferico, ma deve poter contare su condizioni di vita compatibili con le esigenze familiari e professionali.
Allo stesso modo, un'azienda agricola può essere competitiva soltanto se dispone di infrastrutture che permettano di trasportare i prodotti, raggiungere i mercati e utilizzare tecnologie moderne.
Per questo motivo le politiche agricole devono essere integrate con le politiche di sviluppo territoriale.
Non è sufficiente finanziare gli investimenti produttivi se, contemporaneamente, vengono meno i servizi che rendono possibile la permanenza delle persone.
CIA Lazio Nord: trasformare i dati in scelte politiche concrete
Il quadro delineato dall'ISTAT racconta una regione che ha conosciuto una crescita demografica straordinaria, una profonda trasformazione economica e un progressivo ridimensionamento del peso dell'agricoltura. Allo stesso tempo, mette in evidenza una concentrazione territoriale molto marcata e una diffusione della fragilità comunale superiore alla media nazionale.
Questi fenomeni richiedono risposte strutturali.
Per CIA Lazio Nord, il futuro dell'agricoltura nelle province di Viterbo e Rieti non può essere separato dal futuro dei territori nei quali le imprese operano.
Difendere la redditività agricola significa anche contrastare l'abbandono delle campagne.
Favorire l'insediamento dei giovani significa contribuire al ricambio generazionale delle comunità locali.
Sostenere le filiere agroalimentari significa mantenere attività economiche e occupazione nei territori.
Investire nella gestione dell'acqua, nella manutenzione del territorio e nelle infrastrutture significa rafforzare la capacità delle aree rurali di affrontare le sfide ambientali ed economiche.
La progressiva trasformazione del Lazio non può essere arrestata, né sarebbe realistico immaginare un ritorno alla struttura economica del passato. È però possibile orientarne gli sviluppi futuri attraverso politiche capaci di riconoscere le specificità territoriali. La sfida non è riportare il Lazio a essere una regione prevalentemente agricola, ma evitare che la modernizzazione economica coincida con la marginalizzazione delle campagne e delle aree interne.
Una riflessione che riguarda l'intero modello di sviluppo regionale
I dati ISTAT offrono una prospettiva storica che permette di comprendere quanto profondamente sia cambiato il Lazio. Ma soprattutto aiutano a individuare alcune questioni decisive per il futuro.
La prima riguarda la necessità di ridurre gli squilibri tra l'area metropolitana romana e il resto della regione.
La seconda è rappresentata dalla tutela dei piccoli comuni e delle aree interne, che non possono essere considerate territori marginali soltanto perché ospitano una quota limitata della popolazione.
La terza riguarda il ruolo dell'agricoltura, che deve essere riconosciuta non soltanto come settore produttivo, ma anche come componente essenziale dell'economia territoriale.
Per CIA Lazio Nord, questi tre obiettivi sono strettamente collegati.
Le imprese agricole devono poter continuare a produrre reddito, investire, innovare e garantire occupazione. Ma devono anche poter operare in territori nei quali sia possibile vivere, crescere una famiglia e costruire prospettive per il futuro. Il vero rischio non è soltanto perdere aziende agricole. È perdere progressivamente la capacità dei territori di esprimere economia, comunità e opportunità.
Il rapporto ISTAT costituisce quindi uno strumento importante per avviare una riflessione più ampia sulle priorità dello sviluppo regionale.
Una riflessione alla quale CIA Lazio Nord intende contribuire, portando all'attenzione delle istituzioni le esigenze delle imprese agricole e delle comunità rurali delle province di Viterbo e Rieti.
Perché il futuro dell'agricoltura e quello dei territori sono, oggi più che mai, parte della stessa sfida.
(Fonte: ISTAT, Le trasformazioni delle regioni italiane – Il Lazio, progetto Storie di dati, 13 ottobre 2026. I dati statistici riportati nell'articolo provengono dalla pubblicazione ISTAT. Le analisi territoriali, le valutazioni e le proposte relative alle politiche agricole e allo sviluppo delle aree interne rappresentano un'elaborazione di CIA Lazio Nord a partire dai risultati dello studio.)
Sei giornate di mobilitazione davanti a Montecitorio, dal 13 al 22 ottobre 2026, per denunciare la crisi di redditività delle imprese agricole, l'aumento dei costi di produzione, le distorsioni della filiera agroalimentare e le incertezze sul futuro della PAC
Giovedì 22 ottobre, dalle ore 15 alle 18, sarà la giornata dedicata al Lazio. CIA Lazio Nord invita gli agricoltori delle province di Viterbo e Rieti a partecipare: difendere il reddito agricolo significa difendere il futuro delle imprese, dei territori e dei cittadini.
Una mobilitazione nazionale per il futuro dell'agricoltura italiana
“I conti non tornano. Tutto a carico di agricoltori e cittadini”.
È questo il messaggio della grande mobilitazione nazionale promossa da CIA – Agricoltori Italiani, che si svolgerà davanti a Palazzo Montecitorio, a Roma, nelle giornate del 13, 14, 15, 20, 21 e 22 ottobre 2026.
Sei appuntamenti che vedranno la partecipazione di delegazioni provenienti da tutte le regioni italiane, chiamate a rappresentare le difficoltà del settore agricolo e a sollecitare risposte concrete dalle istituzioni nazionali ed europee.
La mobilitazione nasce in un momento particolarmente complesso per l'economia agricola, caratterizzato dall'aumento dei costi di produzione, dalla contrazione dei prezzi riconosciuti ai produttori, dalle difficoltà dei mercati e dalle incertezze legate al futuro della Politica Agricola Comune.
Una situazione che rischia di compromettere la sostenibilità economica di numerose aziende, soprattutto di piccole e medie dimensioni, e che impone una riflessione sulle prospettive dell'intero sistema agroalimentare.
CIA Lazio Nord aderisce alla mobilitazione nazionale e invita gli agricoltori delle province di Viterbo e Rieti a partecipare alla giornata del 22 ottobre, dalle ore 15 alle 18, davanti a Montecitorio.
La partecipazione rappresenta un momento fondamentale per portare all'attenzione delle istituzioni le esigenze delle imprese del territorio e contribuire a una mobilitazione che riguarda non soltanto il mondo agricolo, ma l'intera collettività.
Agricoltori e cittadini dalla stessa parte: il paradosso dei prezzi alimentari
Uno dei temi centrali della mobilitazione riguarda il crescente squilibrio tra i prezzi riconosciuti agli agricoltori e quelli pagati dai consumatori.
Da una parte, le imprese agricole devono confrontarsi con prezzi di vendita che, per numerose produzioni, si sono fortemente ridotti. Dall'altra, le famiglie continuano a sostenere costi elevati per l'acquisto dei prodotti alimentari.
Secondo le elaborazioni dell'Ufficio Studi CIA, basate su dati ISTAT e ISMEA e riportate nel documento nazionale di mobilitazione, ad agosto 2026 gli alimentari freschi hanno registrato un incremento del 3,8% rispetto al periodo di confronto del 2025.
Nello stesso arco temporale, per diverse produzioni agricole si sono verificate significative riduzioni dei prezzi all'origine.
Questi dati evidenziano una delle principali criticità denunciate da CIA: la riduzione del prezzo riconosciuto al produttore non si traduce necessariamente in un corrispondente beneficio per il consumatore finale.
Il problema non riguarda quindi soltanto il livello dei prezzi agricoli, ma il funzionamento complessivo della filiera agroalimentare e la distribuzione del valore tra i diversi soggetti che partecipano alla produzione, alla trasformazione e alla commercializzazione.
È proprio su questo terreno che CIA intende costruire un'alleanza tra agricoltori e cittadini, nella convinzione che una filiera più equilibrata possa garantire contemporaneamente un reddito dignitoso ai produttori e prezzi sostenibili per le famiglie.
Dal campo alla tavola: una forbice di prezzi sempre più ampia
Il documento nazionale di CIA richiama anche alcuni esempi concreti delle differenze tra i prezzi riconosciuti ai produttori e quelli rilevati nella vendita al consumatore.
Nella terza settimana di settembre 2026, secondo le elaborazioni dell'Ufficio Studi CIA su dati ISMEA e prezzi medi della spesa online, le carote risultavano pagate al campo 0,28 euro al chilogrammo, a fronte di un prezzo finale di 1,46 euro.
Per l'uva da tavola, il confronto era tra 0,58 euro al chilogrammo all'origine e 2,99 euro al consumo.
Le pesche a polpa gialla passavano da 0,74 euro al campo a 2,88 euro al consumo, mentre i peperoni da 0,92 euro a 3,15 euro.
Si tratta di differenze particolarmente rilevanti, che richiedono una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi.
Naturalmente, il passaggio dal campo alla tavola comporta costi effettivi di raccolta, selezione, confezionamento, trasporto, conservazione e distribuzione. Tuttavia, secondo CIA, è necessario verificare che la ripartizione del valore lungo la filiera sia equa e che non si determinino condizioni nelle quali il produttore non riesca a coprire adeguatamente i costi della propria attività.
Non è sostenibile un sistema nel quale chi produce il cibo fatica a ottenere un reddito adeguato e chi lo acquista continua a pagare prezzi elevati.
Per questo CIA chiede un rafforzamento degli strumenti di controllo, maggiore trasparenza e un contrasto più efficace alle pratiche commerciali sleali.
Carburanti, fertilizzanti ed energia: produrre costa sempre di più
Alla difficoltà di ottenere prezzi remunerativi si aggiunge il peso crescente dei costi di produzione.
L'agricoltura è un settore particolarmente esposto alle oscillazioni dei prezzi energetici, dei carburanti e delle materie prime.
Le lavorazioni dei terreni, la semina, l'irrigazione, la fertilizzazione, i trattamenti e la raccolta richiedono investimenti significativi, che devono essere sostenuti dalle aziende prima ancora di conoscere il risultato economico finale delle produzioni.
Secondo i dati riportati nel documento nazionale CIA, ad agosto 2026, rispetto all'estate precedente, i carburanti agricoli hanno registrato un incremento del 40%, mentre i fertilizzanti sono aumentati del 12%.
Si tratta di rincari che incidono direttamente sui bilanci aziendali, comprimendo ulteriormente margini economici già ridotti.
Le conseguenze possono essere particolarmente pesanti per le imprese cerealicole, ortofrutticole, olivicole e zootecniche, che devono sostenere costi elevati per mantenere adeguati livelli produttivi.
Anche le famiglie subiscono l'aumento delle spese energetiche e dei carburanti, confermando come il problema del carovita coinvolga produttori e consumatori.
CIA chiede pertanto interventi concreti per contenere i costi, a partire dal rifinanziamento degli strumenti di sostegno sul gasolio agricolo, dal pieno utilizzo delle risorse destinate ai fertilizzanti e dal potenziamento degli incentivi all'innovazione tecnologica.
Le aree interne non possono essere abbandonate
Un altro tema centrale della mobilitazione riguarda il futuro delle aree interne, montane e rurali.
Si tratta di una questione particolarmente importante per CIA Lazio Nord, che rappresenta aziende agricole operanti in territori molto diversi, dalle campagne della Tuscia alle aree montane dell'Appennino reatino.
Nelle aree interne, le difficoltà economiche dell'agricoltura si sommano spesso alla carenza di infrastrutture, alla riduzione dei servizi essenziali, allo spopolamento e ai maggiori costi derivanti dalle condizioni territoriali.
Quando un'azienda agricola cessa la propria attività, le conseguenze non si limitano alla perdita di una produzione o di un posto di lavoro.
Viene meno anche una presenza quotidiana sul territorio, che contribuisce alla manutenzione dei terreni, alla gestione delle acque, alla conservazione del paesaggio e alla vitalità delle comunità locali.
L'abbandono delle attività agricole può favorire il degrado dei terreni e rendere più difficile la gestione del rischio idrogeologico, soprattutto nelle zone collinari e montane.
Allo stesso tempo, la progressiva riduzione delle imprese contribuisce a indebolire il tessuto economico dei piccoli centri, aggravando fenomeni di spopolamento già presenti.
Difendere l'agricoltura nelle aree interne significa quindi difendere un presidio economico, sociale e ambientale che produce benefici per l'intera collettività.
Per questo CIA chiede politiche capaci di riconoscere e remunerare anche le funzioni di tutela del territorio svolte dagli agricoltori, insieme a investimenti per i servizi essenziali, la gestione delle risorse idriche e la valorizzazione delle attività produttive montane.
Il futuro della PAC riguarda tutta la società
Tra i temi della mobilitazione assume particolare rilievo il dibattito sulla futura Politica Agricola Comune e sulle risorse che l'Unione Europea destinerà all'agricoltura dopo il 2027.
La PAC rappresenta uno strumento fondamentale per sostenere il reddito delle imprese, garantire la continuità delle produzioni agricole, accompagnare gli investimenti e contribuire agli obiettivi ambientali.
La sua importanza non riguarda soltanto gli agricoltori.
Una politica agricola efficace contribuisce infatti alla sicurezza alimentare, alla disponibilità di prodotti di qualità, alla tutela delle risorse naturali e alla permanenza delle attività economiche nelle aree rurali.
CIA esprime forte preoccupazione rispetto al rischio di un ridimensionamento delle risorse agricole nel prossimo quadro finanziario europeo.
La Confederazione chiede di preservare una PAC realmente comune, autonoma e dotata di risorse adeguate, capaci di sostenere le imprese anche di fronte all'inflazione e alle nuove sfide economiche e ambientali.
Per CIA è inoltre necessario rafforzare gli strumenti di gestione del rischio e le politiche di mercato, affinché le aziende possano affrontare con maggiore sicurezza le oscillazioni dei prezzi e gli effetti degli eventi climatici estremi.
CIA ritiene fondamentale che le regole applicate alle produzioni importate garantiscano condizioni di reciprocità, evitando che le aziende italiane debbano competere con prodotti ottenuti attraverso sistemi produttivi soggetti a obblighi differenti.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda le tensioni commerciali e i dazi, che possono penalizzare le esportazioni agroalimentari italiane.
Secondo i dati richiamati nel documento nazionale CIA, nei primi sette mesi del 2026 le esportazioni agroalimentari italiane verso gli Stati Uniti avrebbero registrato una contrazione dell'8%, con rilevanti conseguenze economiche per il comparto.
Per la Confederazione è quindi necessario rafforzare la tutela delle produzioni italiane, contrastare la contraffazione e l'Italian Sounding e garantire ai consumatori informazioni chiare sull'origine delle materie prime.
Le proposte di CIA: dalla protesta alle soluzioni
La mobilitazione nazionale non si limita a denunciare le difficoltà del settore, ma accompagna la protesta con una serie di proposte concrete rivolte alle istituzioni.
Tra le principali richieste figurano:
Una filiera agroalimentare più equa e trasparente. CIA chiede il rafforzamento delle aggregazioni tra produttori, lo sviluppo di accordi di filiera, strumenti efficaci di monitoraggio dei prezzi e una maggiore tutela contro le pratiche commerciali sleali, affinché il prezzo riconosciuto all'agricoltore possa coprire i costi di produzione e garantire un margine adeguato.
Interventi per ridurre i costi di produzione. La Confederazione propone il rifinanziamento del credito d'imposta sul gasolio agricolo, l'utilizzo delle risorse destinate ai fertilizzanti e il potenziamento degli strumenti per l'innovazione tecnologica e l'agricoltura di precisione.
Una maggiore tutela delle aree interne. CIA chiede il riconoscimento economico delle funzioni ambientali svolte dagli agricoltori, interventi per la prevenzione del dissesto idrogeologico, il contrasto al consumo di suolo agricolo e politiche concrete per sostenere la vita e il lavoro nelle aree montane.
Investimenti per la gestione dell'acqua. È necessario un piano per realizzare e ammodernare bacini di accumulo idrico aziendali e consortili, migliorare le infrastrutture e diffondere sistemi di irrigazione più efficienti.
Una gestione efficace della fauna selvatica. CIA sollecita strumenti capaci di affrontare concretamente i danni alle produzioni e i rischi per la sicurezza dei territori.
La difesa delle risorse della PAC. La Confederazione chiede una politica agricola europea realmente comune, con un bilancio adeguato e strumenti più efficaci di sostegno al reddito e gestione del rischio.
La valorizzazione del Made in Italy. Tra le proposte figurano il rafforzamento dei controlli sulle importazioni, la reciprocità delle regole commerciali, una maggiore trasparenza sull'origine delle materie prime e il sostegno alle esportazioni italiane.
Si tratta di interventi che, pur riguardando ambiti differenti, condividono un obiettivo: restituire stabilità economica alle imprese agricole e garantire condizioni più equilibrate lungo l'intera filiera agroalimentare.
Perché partecipare: una presenza forte per dare voce ai territori
La mobilitazione di Roma rappresenta un momento importante di partecipazione e rappresentanza per tutto il mondo agricolo.
Le difficoltà che le imprese affrontano quotidianamente non possono essere considerate problemi isolati, destinati a trovare soluzione esclusivamente attraverso le capacità dei singoli imprenditori.
Molte delle questioni al centro della protesta richiedono infatti decisioni politiche, interventi normativi e scelte economiche che competono alle istituzioni nazionali ed europee.
Per questa ragione, la partecipazione degli agricoltori assume un significato che va oltre la semplice adesione a una manifestazione.
Essere presenti significa contribuire a rendere visibili le esigenze del settore, rafforzare la capacità di rappresentanza dell'organizzazione e sostenere richieste che riguardano il futuro delle imprese agricole.
La presenza delle aziende delle province di Viterbo e Rieti è particolarmente importante per portare all'attenzione nazionale le difficoltà e le potenzialità dei nostri territori.
Ogni impresa agricola rappresenta una realtà produttiva, una storia imprenditoriale, investimenti, lavoro e un legame con il territorio.
La mobilitazione offre l'occasione di trasformare queste esperienze individuali in una voce collettiva, capace di rappresentare esigenze comuni.
Partecipare significa anche affermare il valore sociale dell'agricoltura e il ruolo delle imprese nella produzione di cibo, nella tutela del paesaggio e nella continuità economica delle comunità rurali.
Giovedì 22 ottobre la giornata del Lazio: CIA Lazio Nord a Montecitorio
Il calendario nazionale della mobilitazione prevede sei giornate di presidio davanti a Palazzo Montecitorio, con la partecipazione delle diverse delegazioni regionali.
Per il Lazio, insieme a Sicilia e Molise, l'appuntamento è fissato a giovedì 22 ottobre 2026, dalle ore 15.00 alle ore 18.00.
CIA Lazio Nord invita le aziende agricole delle province di Viterbo e Rieti a prendere parte all'iniziativa, contribuendo a rappresentare le istanze del territorio all'interno della mobilitazione nazionale.
La partecipazione costituisce un'occasione per rafforzare il rapporto tra l'organizzazione e la propria base associativa, promuovere il confronto tra imprese e ribadire alle istituzioni l'urgenza di risposte concrete.
La presenza degli agricoltori è essenziale perché le questioni al centro della mobilitazione riguardano direttamente il loro lavoro, la sostenibilità economica delle aziende e le prospettive delle future generazioni.
CIA Lazio Nord: «Non possiamo permettere che a pagare siano sempre gli agricoltori e i cittadini»
«La mobilitazione nazionale di CIA nasce da una considerazione tanto semplice quanto preoccupante: oggi il sistema agroalimentare presenta squilibri che rischiano di compromettere la sostenibilità economica delle imprese agricole e, contemporaneamente, il potere d'acquisto dei cittadini.
Non possiamo accettare che gli agricoltori debbano sostenere costi di produzione sempre più elevati, ricevendo in molti casi prezzi insufficienti a remunerare adeguatamente il proprio lavoro, mentre le famiglie continuano a confrontarsi con una spesa alimentare sempre più onerosa.
Occorre intervenire sulla distribuzione del valore lungo la filiera, garantire maggiore trasparenza, contrastare le pratiche sleali e costruire condizioni nelle quali chi produce possa ottenere un reddito dignitoso e chi acquista possa accedere a prodotti di qualità a prezzi sostenibili.
Per le province di Viterbo e Rieti queste questioni assumono un significato particolare. Le nostre imprese operano in territori ricchi di produzioni di qualità, ma devono confrontarsi con difficoltà economiche, costi crescenti e problematiche strutturali che rischiano di indebolire progressivamente il sistema agricolo.
Nelle aree interne, inoltre, la perdita di un'azienda agricola non rappresenta soltanto la cessazione di un'attività economica: significa perdere una presenza sul territorio, una funzione di manutenzione del paesaggio e un elemento di vitalità per le comunità locali.
È necessario che le istituzioni riconoscano pienamente il valore economico, sociale e ambientale dell'agricoltura e assumano decisioni conseguenti, a partire dalla difesa delle risorse della PAC e da politiche capaci di garantire prospettive alle imprese.
Per questo invitiamo gli agricoltori delle province di Viterbo e Rieti a partecipare alla mobilitazione del 22 ottobre a Roma.
La partecipazione è fondamentale perché la forza di un'organizzazione si misura anche nella capacità di rappresentare collettivamente le esigenze delle imprese e di portarle all'attenzione delle istituzioni.
Non si tratta di una protesta contro qualcuno, ma di una mobilitazione per affermare il valore del lavoro agricolo, chiedere condizioni economiche più eque e difendere il futuro dei nostri territori.
Dobbiamo essere consapevoli che il futuro dell'agricoltura non riguarda soltanto chi lavora nei campi: riguarda la qualità del cibo, la sicurezza alimentare, la tutela dell'ambiente e la tenuta economica e sociale dell'intero Paese.
La presenza degli agricoltori è il segnale più importante che possiamo dare: il nostro settore ha bisogno di essere ascoltato e di poter contribuire concretamente alle scelte che ne determineranno il futuro».
Mais, orzo, grano tenero, grano duro e leguminose tra le colture da valutare. Attenzione alle opportunità della PAC e alla corretta programmazione aziendale. Il CAA CIA a disposizione degli agricoltori delle province di Viterbo e Rieti per verificare requisiti, interventi e prospettive economiche.
Con l'avvicinarsi della campagna agraria 2026-2027, per le imprese agricole delle province di Viterbo e Rieti è arrivato il momento di programmare le semine e valutare attentamente le opportunità offerte dall'ultimo anno dell'attuale programmazione della Politica Agricola Comune.
Il 2027 rappresenta infatti l'ultima annualità del ciclo PAC 2023-2027, un passaggio importante per le aziende che intendono organizzare le proprie scelte colturali tenendo conto non soltanto delle condizioni agronomiche e delle prospettive di mercato, ma anche dei sostegni comunitari disponibili e delle eventuali opportunità legate ai contratti di filiera.
CIA Lazio Nord richiama l'attenzione degli agricoltori sulla necessità di affrontare questa fase con una programmazione anticipata, evitando decisioni dell'ultimo momento che potrebbero compromettere la possibilità di accedere a determinati interventi o di aderire a specifiche iniziative commerciali.
La scelta di cosa seminare non può più essere considerata soltanto una decisione agronomica: deve inserirsi in una strategia aziendale capace di integrare costi di produzione, redditività attesa, sostegni PAC, organizzazione delle rotazioni e opportunità di mercato.
In questo contesto, il ruolo dei Centri di Assistenza Agricola assume un'importanza particolare per accompagnare le imprese nella verifica dei requisiti, nell'aggiornamento dei fascicoli aziendali e nella valutazione delle misure applicabili.
PAC 2027: perché è importante programmare già oggi
La programmazione delle semine autunnali e primaverili richiede una valutazione complessiva delle caratteristiche aziendali e degli obiettivi produttivi.
Le imprese devono considerare diversi elementi: la disponibilità dei terreni, la fertilità dei suoli, le condizioni climatiche, le esigenze di rotazione, i costi delle lavorazioni, il prezzo delle sementi, la disponibilità di fertilizzanti e le prospettive commerciali delle produzioni.
A questi fattori si aggiungono le disposizioni della PAC, che possono incidere sulla convenienza economica delle singole colture attraverso i pagamenti diretti, gli eventuali sostegni accoppiati e gli interventi ambientali.
Il quadro della PAC 2023-2027 prevede infatti differenti strumenti di sostegno, ciascuno con specifiche condizioni di ammissibilità.
Tra questi rientrano il sostegno di base al reddito, il sostegno redistributivo, gli eventuali pagamenti per i giovani agricoltori, gli ecoschemi e gli interventi di sostegno accoppiato destinati a determinate produzioni.
Non tutte le colture beneficiano degli stessi strumenti e non tutti gli interventi sono automaticamente cumulabili. Per questa ragione, prima di assumere decisioni definitive sulle semine, è necessario verificare quali misure risultino effettivamente applicabili alla singola azienda.
Un'adeguata pianificazione può inoltre consentire di rispettare più agevolmente gli impegni previsti dalla condizionalità e dagli eventuali interventi agroambientali sottoscritti.
Le colture da valutare: cereali e leguminose
Nella programmazione della prossima campagna agraria, CIA Lazio Nord richiama l'attenzione su alcune delle principali colture seminative che caratterizzano il territorio.
Tra queste figurano:
Mais, da valutare in relazione alla disponibilità idrica, ai costi di produzione e alle prospettive di commercializzazione.
Orzo, coltura che può rappresentare un'interessante alternativa nell'organizzazione degli ordinamenti cerealicoli.
Grano tenero, importante per la filiera molitoria e per le produzioni alimentari.
Grano duro, particolarmente rilevante per la filiera della pasta e per le prospettive di valorizzazione della produzione nazionale.
Leguminose da granella, che possono contribuire alla diversificazione delle produzioni e all'organizzazione delle rotazioni aziendali.
La scelta tra queste colture deve essere effettuata considerando le specifiche condizioni produttive di ciascuna impresa.
Non esiste infatti una soluzione valida indistintamente per tutte le aziende: la convenienza dipende dalle caratteristiche dei terreni, dalla disponibilità di mezzi tecnici, dall'organizzazione aziendale, dalle rese prevedibili e dai canali di commercializzazione.
Cereali: programmare le produzioni e valutare i costi
Il comparto cerealicolo rappresenta una componente importante dell'agricoltura della provincia di Viterbo e, seppure con caratteristiche differenti, anche di quella reatina.
La produzione di grano duro, grano tenero, orzo e mais costituisce una parte significativa dell'attività delle aziende seminative, che negli ultimi anni hanno dovuto confrontarsi con un quadro economico caratterizzato da forti oscillazioni dei prezzi e da costi produttivi spesso elevati.
La redditività delle coltivazioni dipende sempre più dalla capacità di programmare gli investimenti e di contenere i costi, senza compromettere la qualità e la produttività.
È quindi importante valutare preventivamente le spese relative alle lavorazioni del terreno, alle sementi, alla fertilizzazione, alla difesa fitosanitaria, alla raccolta e all'eventuale essiccazione o stoccaggio.
Per il mais, in particolare, assumono un peso significativo la disponibilità di acqua e i costi dell'irrigazione, soprattutto nelle aziende che operano in territori maggiormente esposti a periodi di siccità.
Per i cereali autunno-vernini, invece, la scelta delle varietà, l'epoca di semina e la corretta gestione agronomica rappresentano fattori fondamentali per raggiungere un equilibrio soddisfacente tra costi e risultati produttivi.
L'obiettivo deve essere quello di individuare le colture capaci di garantire il migliore equilibrio tra redditività, sostenibilità agronomica e possibilità di commercializzazione.
Leguminose da granella: una possibilità per diversificare e migliorare le rotazioni
Un'attenzione particolare merita la coltivazione delle leguminose da granella, che può offrire interessanti prospettive sia sotto il profilo agronomico sia nell'ambito della diversificazione produttiva.
Le leguminose possono contribuire a migliorare la gestione delle rotazioni e, grazie alla capacità di fissare l'azoto atmosferico attraverso la simbiosi con specifici microrganismi, favorire una gestione più efficiente della fertilità del terreno.
La loro introduzione negli ordinamenti colturali può inoltre contribuire a interrompere la successione continua delle colture cerealicole, con possibili benefici per la gestione delle infestanti e di alcune problematiche fitosanitarie.
Occorre tuttavia valutare attentamente le caratteristiche dei terreni, le condizioni climatiche, la disponibilità di macchinari e le effettive possibilità di collocamento commerciale del prodotto.
Anche per le leguminose è importante verificare preventivamente l'eventuale accesso agli interventi PAC e le condizioni previste dalle disposizioni attuative.
La loro coltivazione non deve essere considerata esclusivamente in funzione dei possibili contributi, ma all'interno di un piano agronomico ed economico sostenibile.
Contratti di filiera: nuove opportunità per la commercializzazione
Accanto agli strumenti della PAC, una delle opportunità da valutare riguarda la possibile adesione ai contratti di filiera.
Questi accordi possono favorire una maggiore integrazione tra produzione agricola, trasformazione e commercializzazione, contribuendo a migliorare la programmazione delle quantità e delle caratteristiche qualitative richieste dal mercato.
Per le imprese agricole, l'adesione a un contratto di filiera può rappresentare un'opportunità per conoscere anticipatamente alcune condizioni di conferimento e ridurre parte dell'incertezza commerciale, nei limiti degli impegni effettivamente previsti dall'accordo.
CIA Lazio Nord richiama in particolare l'attenzione su due possibili ambiti di interesse.
Contratti di filiera per la sovranità alimentare
Nell'ambito delle iniziative rivolte al rafforzamento delle filiere agroalimentari nazionali, potranno essere valutate eventuali opportunità riguardanti produzioni quali mais, orzo, grano tenero e leguminose.
L'obiettivo di queste iniziative è favorire la valorizzazione delle produzioni agricole nazionali, rafforzare i rapporti tra gli operatori della filiera e sostenere una maggiore organizzazione dell'offerta.
È tuttavia importante precisare che l'effettiva disponibilità di contributi, i relativi importi, le superfici ammissibili e i requisiti di accesso dovranno essere verificati sulla base dei provvedimenti ministeriali e delle specifiche disposizioni applicabili alla campagna 2027.
Contratti di filiera per il grano duro
Particolare interesse riveste anche la possibilità di aderire a iniziative di filiera dedicate al grano duro, coltura strategica per l'agricoltura italiana e per la produzione della pasta.
Gli accordi di filiera possono favorire rapporti più strutturati tra aziende agricole, centri di raccolta, industria molitoria e trasformatori, valorizzando le caratteristiche qualitative della materia prima.
Per le imprese interessate sarà importante verificare la disponibilità degli accordi, le condizioni contrattuali, gli eventuali obblighi di conferimento, i requisiti qualitativi e le disposizioni che regolano l'accesso a possibili sostegni.
L'esistenza di un contratto commerciale non determina automaticamente il diritto a un contributo pubblico. Eventuali agevolazioni dipenderanno dalle norme e dalle risorse effettivamente previste per l'annualità di riferimento.
PAC e contratti di filiera: due strumenti da valutare insieme
Uno degli aspetti centrali della programmazione aziendale riguarda la possibilità di coordinare le scelte colturali con gli interventi PAC e con le opportunità commerciali offerte dalle filiere.
Le due dimensioni devono essere considerate congiuntamente, pur mantenendo una distinzione tra gli aiuti pubblici e gli accordi di natura contrattuale.
La PAC può concorrere al sostegno del reddito agricolo e alla remunerazione di determinati impegni produttivi o ambientali.
I contratti di filiera, invece, possono contribuire a migliorare l'organizzazione della produzione e a definire rapporti commerciali più stabili.
La valutazione complessiva di questi strumenti può consentire all'imprenditore agricolo di programmare le semine con maggiore consapevolezza.
È però indispensabile verificare eventuali vincoli, obblighi, incompatibilità e condizioni di accesso, evitando di considerare automaticamente cumulabili misure che potrebbero essere soggette a disposizioni differenti.
Sostenibilità economica e ambientale: una programmazione sempre più necessaria
La programmazione delle colture assume un'importanza crescente anche alla luce delle trasformazioni climatiche e delle difficoltà che interessano il settore agricolo.
L'alternanza di periodi siccitosi, precipitazioni concentrate, temperature anomale ed eventi meteorologici estremi rende più complessa la gestione delle produzioni e aumenta l'incertezza dei risultati economici.
A questo si aggiungono le oscillazioni dei prezzi dei prodotti agricoli e dei principali mezzi tecnici.
Per queste ragioni, la pianificazione delle semine deve tenere conto anche della resilienza delle colture, della disponibilità idrica e delle caratteristiche dei terreni.
Una corretta rotazione, l'impiego di varietà adeguate, una gestione razionale delle fertilizzazioni e una valutazione preventiva dei costi possono contribuire a migliorare la sostenibilità dell'attività agricola.
La sostenibilità ambientale, tuttavia, deve procedere insieme a quella economica: gli impegni richiesti alle imprese devono essere compatibili con la necessità di garantire reddito e continuità produttiva.
Il ruolo del CAA CIA nella preparazione della campagna 2027
In vista della prossima annualità PAC, CIA Lazio Nord invita gli agricoltori a rivolgersi per tempo agli uffici del CAA CIA per effettuare una verifica della propria situazione aziendale.
L'assistenza del Centro di Assistenza Agricola può risultare particolarmente importante per controllare la corretta registrazione delle superfici, verificare i requisiti degli interventi e valutare gli eventuali impegni collegati alle coltivazioni programmate.
Una verifica anticipata può inoltre consentire di individuare eventuali criticità documentali e organizzative prima della presentazione delle domande.
Particolare attenzione dovrà essere riservata alla corretta gestione del fascicolo aziendale e alla coerenza tra le superfici dichiarate, le colture effettivamente praticate e gli impegni sottoscritti.
Quattro passaggi fondamentali per le aziende
1. Programmare le colture
Valutare le superfici disponibili, le rotazioni, le caratteristiche agronomiche dei terreni e le prospettive economiche delle produzioni, individuando le colture più adatte all'organizzazione aziendale.
2. Verificare i requisiti PAC 2027
Controllare con il CAA CIA gli interventi applicabili, gli eventuali sostegni collegati alle coltivazioni e gli obblighi previsti dalle disposizioni vigenti.
3. Valutare i contratti di filiera
Verificare preventivamente la possibilità di aderire a eventuali accordi commerciali o iniziative di filiera, esaminandone condizioni, requisiti, impegni e possibili benefici.
4. Conservare la documentazione aziendale
Organizzare e conservare correttamente la documentazione relativa alle semine e alle produzioni, comprese fatture, documenti di trasporto, contratti, documentazione sulle sementi e ogni altro elemento richiesto dalle disposizioni applicabili.
Questi adempimenti possono contribuire a semplificare le successive attività amministrative e a ridurre il rischio di irregolarità nella gestione delle domande.
CIA Lazio Nord: programmare oggi per tutelare il reddito agricolo di domani
La fase che precede le semine della campagna 2026-2027 rappresenta un momento importante per le imprese agricole.
In un contesto caratterizzato da incertezza dei mercati, aumento dei costi e crescente complessità delle disposizioni comunitarie, programmare significa cercare di ridurre i rischi e costruire condizioni più favorevoli per la redditività aziendale.
Per CIA Lazio Nord è fondamentale che gli agricoltori possano assumere decisioni produttive sulla base di informazioni chiare, aggiornate e coerenti con le caratteristiche delle proprie aziende.
La valorizzazione delle produzioni nazionali, il rafforzamento dei contratti di filiera e l'accesso agli strumenti della PAC devono contribuire a garantire un'agricoltura economicamente sostenibile, capace di remunerare adeguatamente il lavoro e gli investimenti delle imprese.
Particolare attenzione deve essere rivolta alle aziende delle aree interne, nelle quali la continuità delle attività agricole rappresenta anche un elemento essenziale per il mantenimento del presidio territoriale, la tutela del paesaggio e la vitalità delle comunità rurali.
Il 2027 chiuderà l'attuale ciclo di programmazione della PAC, ma le decisioni che le aziende assumono oggi avranno conseguenze anche sulle campagne agricole successive.
Per questo motivo, la pianificazione delle semine non deve essere affrontata come un semplice adempimento stagionale, ma come una scelta strategica per il futuro dell'impresa.
CIA Lazio Nord invita gli agricoltori a rivolgersi agli uffici territoriali
CIA Lazio Nord invita tutte le aziende agricole delle province di Viterbo e Rieti a programmare per tempo le semine della campagna 2026-2027, verificando le opportunità offerte dagli interventi PAC e dagli eventuali contratti di filiera.
Gli uffici territoriali del CAA CIA sono a disposizione degli agricoltori per fornire informazioni e assistenza nella verifica della posizione aziendale, nell'analisi degli interventi applicabili e nella preparazione degli adempimenti relativi alla prossima campagna.
È importante ricordare che contributi, importi, requisiti, superfici ammissibili e condizioni di accesso dovranno essere verificati e confermati sulla base dei decreti MASAF e delle disposizioni AGEA applicabili alla campagna 2027.
Con il bando SRD03 contributi a fondo perduto fino al 50% per agriturismo, ospitalità, ristorazione, fattorie didattiche, enoturismo, oleoturismo e attività multifunzionali. Domande entro il 5 febbraio 2027.
Nuove opportunità per le aziende agricole del Lazio che intendono diversificare la propria attività, sviluppare nuovi servizi e integrare il reddito aziendale.
Nell'ambito del Complemento per lo Sviluppo Rurale (CSR) del Lazio è stato pubblicato il bando relativo all'intervento SRD03 – “Investimenti nelle aziende agricole per la diversificazione in attività non agricole”, con una dotazione finanziaria complessiva di 10 milioni di euro.
La misura rappresenta un'importante opportunità anche per le imprese agricole delle province di Viterbo e Rieti, territori nei quali agriturismo, turismo rurale, produzioni tipiche, attività didattiche e ricreative possono costituire strumenti importanti per aumentare la redditività delle aziende e rafforzare il loro legame con il territorio.
Il bando prevede un contributo a fondo perduto pari al 50% della spesa ammessa, con un contributo minimo di 10.000 euro e un massimo di 300.000 euro per progetto.
Possono accedere alla misura gli Imprenditori Agricoli Professionali (IAP) e i Coltivatori Diretti, in possesso dei requisiti previsti dal bando, con fascicolo aziendale aggiornato e qualifica di agricoltore in attività.
È inoltre richiesta una Produzione Lorda Standard (PLS) minima pari a 15.000 euro nelle zone ordinarie, che scende a 10.000 euro nelle zone svantaggiate di montagna.
Quest'ultimo elemento assume particolare rilevanza per le aziende situate nelle aree interne e montane del territorio di competenza di CIA Lazio Nord.
Quali investimenti possono essere finanziati
La misura punta a favorire una vera e propria diversificazione delle attività aziendali. Tra gli interventi ammissibili rientrano quelli destinati alla realizzazione, al miglioramento e al potenziamento di agriturismi e strutture per l'ospitalità rurale, compresi agricampeggi e spazi destinati ai campeggiatori.
Sono finanziabili anche interventi connessi alla ristorazione e alla degustazione dei prodotti aziendali, alle fattorie didattiche, all'enoturismo e all'oleoturismo.
Particolarmente interessante è la possibilità di sostenere investimenti destinati allo sviluppo di servizi multifunzionali e di attività ricreative, culturali, sportive ed escursionistiche, compreso l'ippoturismo.
Il bando contempla inoltre investimenti per la trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli in prodotti non ricompresi nell'Allegato I del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE).
Tra le spese ammissibili possono rientrare, nel rispetto delle condizioni previste dal bando, la ristrutturazione, il recupero e l'ampliamento degli immobili, nonché l'acquisto di impianti, macchinari, attrezzature, arredi e allestimenti nuovi.
Sono previste anche spese tecniche, di progettazione e consulenza entro i limiti stabiliti dalla misura.
Un'opportunità per le aree rurali di Viterbo e Rieti
La diversificazione rappresenta oggi uno degli strumenti più importanti per garantire prospettive economiche alle aziende agricole, soprattutto nelle aree interne e nei territori nei quali la sola produzione primaria non sempre consente di assicurare livelli di reddito adeguati.
Agriturismo, turismo esperienziale, attività didattiche, ristorazione, valorizzazione dei prodotti aziendali e servizi collegati alla fruizione del territorio consentono all'impresa agricola di creare nuove fonti di reddito, intercettando contemporaneamente la crescente domanda di turismo rurale, ambiente, enogastronomia e conoscenza diretta delle produzioni locali.
Per CIA Lazio Nord, la misura può assumere un valore particolare sia nella provincia di Viterbo sia in quella di Rieti, dove il patrimonio agricolo, paesaggistico, storico ed enogastronomico offre condizioni particolarmente favorevoli allo sviluppo della multifunzionalità.
La possibilità di integrare produzione agricola, ospitalità, ristorazione, attività didattiche e servizi turistici può inoltre contribuire alla permanenza delle imprese e delle famiglie nelle aree rurali, favorendo nuova occupazione e creando occasioni di sviluppo anche per i giovani.
Attenzione alla cantierabilità del progetto
Un elemento particolarmente importante per le aziende interessate riguarda la necessità che il progetto presentato sia immediatamente cantierabile.
È quindi opportuno non attendere le ultime settimane prima della scadenza, ma procedere per tempo alla verifica dei requisiti aziendali, alla definizione degli investimenti, alla predisposizione della progettazione e all'acquisizione delle eventuali autorizzazioni necessarie.
La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 5 febbraio 2027.
Considerata l'entità del contributo e la documentazione necessaria per predisporre correttamente il progetto, CIA Lazio Nord invita le aziende interessate a effettuare quanto prima una verifica preliminare della propria situazione e degli investimenti che intendono realizzare.
Gli uffici di CIA Lazio Nord – Viterbo e Rieti sono a disposizione delle imprese agricole per informazioni sul bando, verifica dei requisiti e assistenza nella valutazione delle opportunità di investimento.
Le priorità di Cia per una buona riforma 2028-2034
La Politica agricola comune è essenziale per garantire sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale, competitività delle imprese e presidio dei territori.
Nella proposta della Commissione Ue per la Pac post 2027 ci sono scelte che rischiano di indebolire il ruolo strategico dell’agricoltura europea. Per questo, Cia mette nero su bianco sette punti chiave per costruire davvero una buona riforma.
• Difendere il budget – Serve un bilancio autonomo e vincolato all’agricoltura e allo sviluppo rurale, non si può rischiare che le risorse della Pac vengano ridimensionate o riassegnate in un fondo unico multisettoriale. È necessario un budget potenziato di almeno il 50% rispetto alla proposta attuale e indicizzato all’inflazione.
• No alla rinazionalizzazione – La Pac deve restare una politica realmente comune. Maggiore flessibilità agli Stati membri, con il nuovo modello basato su piani nazionali integrati, non deve tradursi in regole diverse e disparità competitive tra agricoltori europei. Difendere l’unità della Pac significa tutelare il mercato unico e garantire condizioni eque per tutti.
• Aiuti a chi produce – Il sostegno al reddito deve andare prioritariamente agli agricoltori attivi, a chi lavora e investe nelle imprese, evitando rendite passive legate al solo possesso della terra.
• Stop all’esclusione dei pensionati – Dal 2032 gli agricoltori in età pensionabile rischiano di essere esclusi automaticamente dai pagamenti diretti della Pac. Per Cia è una misura sbagliata, che non favorisce il ricambio generazionale e che, soprattutto nelle aree più fragili, rischia di accelerare l’abbandono dei terreni, la chiusura delle aziende e lo spopolamento rurale.
• Risorse dedicate ai giovani – Occorre prevedere una quota minima obbligatoria di fondi riservata ai giovani agricoltori, accompagnata da strumenti concreti e smart per insediamento, accesso al credito, investimenti, startup rurali, innovazione e passaggio tra generazioni.
• Rafforzare la gestione del rischio – La Pac deve dotarsi di misure più efficaci per affrontare eventi climatici estremi, fitopatie ed emergenze sanitarie. Occorre investire nella prevenzione, ampliare le coperture assicurative e mutualistiche e rafforzare i sistemi di protezione delle imprese agricole.
• Più competitività – L’agricoltura deve poter accedere direttamente alle risorse del Fondo europeo per la competitività. Le filiere agroalimentari non possono restare escluse dai principali strumenti Ue per ricerca, innovazione e sviluppo, ma devono essere riconosciute come strategiche.
“La sopravvivenza della Pac dipende dalle scelte di oggi -ha detto il presidente Cristiano Fini-. Servono stabilità, certezza delle regole e la consapevolezza che senza agricoltori non esistono né sicurezza alimentare né sicurezza ambientale per il futuro dell’Europa”.
Richiedi assistenza per contabilità IVA, fatturazione elettronica, dichiarazioni dei redditi e IVA, F24, PEC e pratiche di Partita IVA e Camera di Commercio.
Richiedi assistenza per gestione del personale, elaborazione paghe, adempimenti INPS e INAIL, contratti di lavoro, colf e badanti e lavoratori stranieri.
Riservato agli associati
Area Tesserati
Area riservata ad associati e personale CIA Lazio Nord.
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C'è già un accesso attivo con queste credenziali su un altro dispositivo. Continuando, l'altro accesso verrà disconnesso.